Le testimonianze dei cittadini del capoluogo che investe ormai solo sul turismo mordi e fuggi: “Servono scelte coraggiose per una svolta decisa”
(Firenze) Vivere nel cuore di Firenze è diventato un atto di resistenza, o forse un lusso per pochi eletti. Quello che un tempo era un tessuto urbano vibrante, che disponeva di botteghe, mercati e spazi di aggregazione, oggi si palesa come un piccolo nucleo esclusivamente dedito al fugace, sbrigativo e fagocitante turismo. Questo è quello che è emerso da alcune interviste ad alcuni cittadini fiorentini, che hanno elevato un quadro lucido e preoccupante di una Firenze che sta perdendo la propria identità sociale, culturale e abitativa. I residenti storici vengono espulsi verso le periferie, sostituiti dal turnover incessante degli affitti brevi che saturano il mercato e raddoppiano i canoni di locazione.
Mancano spazi che contribuiscano a ricreare una comunità forte, le singole identità fiorentine si sentono disperse ed estraniate da quella che dovrebbe essere la loro città. Secondo una ricerca condotta dall’Uil Toscana gli alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP) attualmente non disponibili a causa di attese per interventi strutturali e funzionali sono 578, secondo altre associazioni ancora di più. Le stime fatte per restituire loro un’abitabilità sono di circa 14,5 milioni di euro. I fondi stanziati dal comune dovrebbero essere 6 milioni nel 2026 e 7 milioni per il 2027 ma secondo molti non saranno sufficienti.
Non si tratta però solo di una questione di costi, ma di identità. Un’identità che Firenze sta perdendosempre più incessantemente e che lascia poche speranze per il futuro. Attraverso le voci di chi ha scelto di restare e di chi è stato costretto a spostarsi ecco cos’era e cosa rimane di Firenze oggi.

Intervista a Grazia Galli: cittadina che da tempo si impegna per informare i cittadini
Innanzitutto, la ringrazio per aver accettato di fare questa chiacchierata, raccontando la sua esperienza. Questa intervista serve a capire meglio cosa sta succedendo nel centro di Firenze dal punto di vista di chi lo vive ogni giorno.
Per iniziare le chiederei di presentarsi brevemente. Lei fa parte dell’Associazione Progetto Firenze, di cosa si occupa l’associazione e quali sono i vostri obbiettivi?
“Sono Grazia Galli, fondatrice e associata dell’associazione Progetto Firenze. L’associazione si è formalizzata nel 2018 con un obiettivo chiaro: informare. L’obbiettivo è quello di informare i cittadini attraverso inchieste e documentazioni. Se nei primi anni, prima della pandemia, il nostro focus era sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’overtourism soprattutto tramite manifestazioni, oggi che il problema è di dominio pubblico il nostro ruolo si sta evolvendo. Pur mantenendo la medesima filosofia, dobbiamo evitare che questi problemi vengano sterilizzati da una narrazione di comodo che ne svuota il significato politico per continuare a operare come è sempre stato fatto”.
So che è nata a Bologna e poi si è trasferita a Firenze, quando è successo? Se dovesse raccontare ad un giovane di vent’anni cos’era Firenze quando si è trasferita cosa racconterebbe?
“Sono nata a Bologna, cresciuta a Macerata e, dopo aver studiato a Pisa e Milano, sono approdata a Firenze nel 1995. All’epoca, sebbene fosse già una meta turistica, la città era vivibile: con la mia borsa di studio potevo permettermi un intero appartamento. La competizione sugli affitti, legata perlopiù agli studenti, non era minimamente paragonabile a oggi. A un ventenne di oggi non darei consigli dall’alto; prima di tutto lo ascolterei. Ma se dovessimo parlare di casa, gli direi: smettila di lottare solo per una stanza o per un posto in uno studentato. Rivendica il tuo diritto a essere un cittadino a pieno titolo. Non accettate la sopravvivenza in appartamenti sovraffollati come fosse l’unica opzione; lottate per una casa accessibile che vi permetta non solo di studiare, ma di costruire un futuro e una famiglia in questa città.”

Firenze è sempre stata una città sostentata dal turismo, sia socialmente che economicamente. Ma secondo lei quando il turismo ha smesso di essere una risorsa per la città e ha fagocitato i cittadini e la loro realtà quotidiana?
“Sebbene sia difficile individuare un momento esatto di rottura, dal 2014 la percezione del cambiamento a Firenze è diventata inequivocabile, con un aumento costante dei costi abitativi. Il fenomeno è scaturito dalla trasformazione del turismo in un asset globale: un modello di consumo parossistico che molti hanno scambiato erroneamente per diritto alla mobilità. In realtà, rivendicare il turismo di massa come un diritto significa ignorare la sua natura di consumo distruttivo a livello ecologico, sociale ed economico. Se inizialmente il turismo ha arricchito il tessuto locale, oggi la sua scala globale porta masse ad alta capacità di spesa a competere con i residenti per le risorse di base. Il risultato, aggravato dalla crisi energetica, è un centro storico ormai razzolato da attori finanziari internazionali, dove non solo le case, ma le imprese stesse hanno smesso di parlare fiorentino”.
Ritiene che il centro storico sia ancora un luogo abitabile per i residenti? Perché?
“Il centro storico può ancora essere abitabile, ma servono scelte coraggiose. Firenze oggi è un ecosistema a uso esclusivo del visitatore: ristorazione al piano terra, ricettività a quelli superiori. Per invertire la rotta dobbiamo scardinare la mentalità che ha trasformato la città in un museo imbalsamato. Difendere l’immutabilità dei luoghi senza difendere la funzione sociale di chi li abita è una trappola: lo status quo è un lusso che oggi possono permettersi solo i grandi capitalisti e i fondi d’investimento. Una città che non permette ai suoi cittadini di muoversi e trasformarsi è una città destinata a morire. Dobbiamo riportare la vita dentro le pietre: solo se Firenze tornerà a essere un organismo vivente e non un reperto archeologico, sarà possibile trovare un nuovo equilibrio con il turismo”.
Ci sono dimensioni cittadine che nel tempo si sono viste annullate a causa di un turismo incontrollato? Se sì, quali?
“Sì, un luogo l’ho visto trasformarsi, ad esempio uno dei posti dove appena arrivata andavo a fare la spesa pur abitando nella periferia di Firenze, era il Mercato di San Lorenzo. La trasformazione del Mercato di San Lorenzo è l’emblema dello svuotamento del centro: un nucleo vitale che ha perso i suoi residenti. Oggi chi abita ancora il cuore di Firenze è spesso invisibile alle istituzioni e ai comitati stessi. Si tratta in gran parte di lavoratori immigrati che occupano le poche case non ancora destinate ai turisti, abitazioni spesso costose e difficili, vivendo in condizioni di sovraffollamento per sostenerne i costi. Questa nuova dimensione sociale, che un tempo sarebbe stata parte integrante del tessuto cittadino, oggi è marginalizzata e ignorata. Operazioni come quella di via Palazzuolo vengono vendute come rigenerazione urbana, ma ignorano sistematicamente chi vive in quei luoghi, trattando i residenti o come inesistenti o come parte del problema da risolvere”.
Che ruolo hanno gli affitti brevi (come Airbnb) nella crisi abitativa?
“Vivere a Firenze è diventato così caro ma non solo per gli affitti alti in sé. Il modello ‘vivi come un locale’ ha portato negli appartamenti vicini alle nostre, persone che vivono un momento di eccezionalità, per due giorni il turista spende cifre che un residente non può permettersi. Inoltre, chi affitta per brevi periodi consuma risorse senza curarsi dei costi, protetto da una tariffa tutto incluso. Questo comportamento si scarica sulle spalle dei condomini fissi; abbiamo documentato che le spese comuni possono aumentare fino del 30%. È un paradosso, il residente finisce per sovvenzionare indirettamente lo stile di vita del turista, in una città dove tutto è già proibitivo per il cittadino”.

È ancora possibile per studenti, giovani lavoratori o famiglie trovare casa in città?
“Oggi vivere a Firenze è un lusso riservato a chi è molto benestante o a chi è disposto a compiere scelte economicamente impegnative nel lungo periodo. Con affitti familiari che toccano i 3.000 euro e stanze per studenti a 800 euro, il diritto alla casa è svanito. Il risultato è un’espulsione a cerchi concentrici, i lavoratori si spostano nei comuni limitrofi provocando un’impennata dei prezzi anche in periferia. La soglia del 30% dello stipendio destinato all’affitto è ormai un miraggio che si sposta sempre più lontano. L’espulsione ha un costo sociale e ambientale enorme, costringere i lavoratori fuori dalle mura significa condannarli alla schiavitù dell’auto privata, dato che ancora i mezzi pubblici non sono sufficientemente disponibili. L’ingolfamento e l’inquinamento di Firenze sono i figli diretti di un mercato immobiliare che ha smesso di essere cittadino per diventare puramente finanziario”.
Oltre i cittadini sono stati costretti a spostarsi fuori dalle mura del centro anche i posti di lavoro che non fanno parte di un’economia turistica?
“Il centro storico di Firenze si è trasformato in un gigantesco albergo diffuso, un’entità che nasconde un’economia sommersa fatta di lavoro povero e precario. Mentre gli uffici e le industrie sono stati espulsi verso la periferia, il cuore della città è diventato il regno di un terziario legato al turismo, spesso invisibile e privo di tutele. Solo recentemente, grazie a primi segnali di sindacalizzazione, stiamo aprendo gli occhi su ciò che accade dietro le quinte: lavanderie clandestine nei fondi, depositi bagagli improvvisati e un viavai incessante nei condomini che alimenta un mercato del lavoro non regolamentato. È urgente utilizzare le leve urbanistiche per costringere questa economia all’emersione e restituire dignità e visibilità a chi, nel silenzio, permette a questa macchina turistica di girare”.
A livello istituzionale crede che chi governa la città sia in grado di far tornare l’economia turistica una risorsa invece che un danno? Se potesse rivolgersi a chi governa la città, quale sarebbe il suo messaggio?
“Oggi chi governa Firenze ha strumenti regionali che prima non esistevano e, se usati bene insieme a quelli vecchi, possono fare la differenza. Ma l’amministrazione non può farcela da sola: serve uno sprone continuo che solo i cittadini possono dare. La chiave è la trasparenza. Chiediamo da tempo di mettere a disposizione di tutti i dati in possesso del Comune attraverso mappe georeferenziate. Se tutti possiamo vedere, tutti possiamo segnalare e aiutare ad aggiornare la situazione. Condividere le informazioni è un vantaggio per il Comune stesso: dimostrerebbe di voler cambiare davvero e permetterebbe di contare sulla collaborazione di un’intera città che vuole dare una mano”.
Intervista a Ilaria Cavallini e Michele Pauli: la difficoltà nel trovare casa oggi a Firenze
L’intento di questa intervista è capire meglio cosa sta succedendo nel centro di Firenze dal punto di vista di chi lo vive ogni giorno. Vi siete dovuti trasferire da poco. Dove state oggi? E dove stavate prima?
“Attualmente viviamo tra Firenze e la campagna; la casa in città è affittata principalmente per le necessità delle mie figlie Greta e Anita. Nel 2022 avevamo trovato, grazie al passaparola, un appartamento vicino a Porta Romana. Sebbene fosse piccolo, per noi era una soluzione ideale, rappresentando un nuovo inizio per la nostra famiglia.
Tuttavia, il clima nel palazzo e nella via stava cambiando, la presenza massiccia di Airbnb rendeva evidente il fenomeno della rapida turistificazione. Sentivamo forte il disagio di molti amici colpiti da sfratti e l’impossibilità generale di trovare alloggio. Nonostante le nostre condizioni economiche medio-buone, l’impressione era che non ci fosse più posto per noi in quella zona. Infatti, nel tempo ci è stato fatto capire in modo sempre più stringente che dovevamo anche noi lasciare la casa e alla fine ci siamo trasferiti alle due Strade tramite agenzia. Sebbene la distanza da Porta Romana sembri minima, la differenza si sente in termini di tempo e vivibilità a piedi. È stata una soluzione fortunata, ma resta la netta sensazione di essere stati, in qualche modo, espulsi dal centro città”.
Quali sono state le principali difficoltà che avete affrontato nel dover cercare una nuova casa?
“C’è un aspetto sconvolgente in questa vicenda, quando abbiamo capito che avremmo dovuto lasciare la vecchia casa, poiché il proprietario voleva trasformare l’intera palazzina in una sorta di mini-albergo, ci siamo scontrati con una realtà durissima. Esauriti i contatti personali, abbiamo iniziato a consultare i portali online come Idealista o Immobiliare.it. La situazione era evidente: in soli tre anni i prezzi degli affitti erano praticamente raddoppiati. La cosa più strana, però, è stata imbattersi in annunci assurdi, appartamenti di 60 metri quadri proposti a 2.500 euro al mese. Abbiamo poi capito che si trattava di finti annunci caricati da affittuari brevi su portali che dovrebbero invece servire a chi cerca una casa stabile, non una sistemazione turistica. Abbiamo assistito a una vera invasione: il mercato di Airbnb e delle altre piattaforme turistiche è letteralmente straripato nei portali degli affitti tradizionali. Questo ha causato un’impennata folle dei prezzi per un effetto di trascinamento. Trovare una nuova casa è stato un incubo perché è stato un anno di ricerca pazza e comunque insomma con una cifra che ormai a questo punto quasi converrebbe fare un mutuo che stare in affitto, non ha senso, insomma. Quindi per ora va così ma siamo molto in forse”.
Che idea vi siete fatti della diffusione degli affitti brevi come Airbnb nel centro di Firenze?
“La cosa allucinante è l’assenza totale di tutele o regolamentazioni. Il mercato degli affitti brevi danneggia il sistema in due modi: fisicamente, riducendo il numero di appartamenti disponibili e facendone lievitare il prezzo per scarsità, e virtualmente, dopando i portali immobiliari. Mescolare nello stesso contenitore annunci di affitti mensili turistici e aspirazioni di contratti stabili, i classici 4+4, altera le aspettative di prezzo, rendendo tutto doppiamente assurdo.
Questa è una condizione che ormai non riguarda solo Firenze o le città d’arte, ma sta prendendo il sopravvento ovunque, anche in realtà più piccole, dove il costo della vita è diventato ormai insostenibile. È incredibile che manchino soluzioni concrete, nonostante si tratti di un fenomeno internazionale che meriterebbe uno studio trasversale tra diversi Paesi. Finora, le uniche mosse sono state parziali, a livello nazionale è stato introdotto il codice CIN (Codice Identificativo Nazionale), mentre a Firenze si è scelto di bloccare il rilascio di nuovi permessi solo all’interno del centro storico. Questa strategia ha avuto un effetto controproducente, avendo saturato il centro, gli investitori si sono spostati immediatamente fuori dalle mura. Di conseguenza, quartieri come Porta Romana o le zone lungo i viali, che avevano ancora affitti accessibili, hanno visto i prezzi schizzare alle stelle. Il mercato è talmente pompato che non può essere contenuto da semplici limiti numerici”.
È possibile un equilibrio tra turismo e diritto alla casa per i cittadini? Come?
“In un Paese come l’Italia, e in una città come Firenze che vive di turismo da sempre, è ormai indispensabile analizzare seriamente l’impatto di questo settore sull’intero territorio. Bisognerebbe metterne in discussione la quantità e soprattutto la qualità del turismo. Il confronto con Venezia è illuminante: sebbene soffra di problemi simili, Venezia investe sulla produzione culturale contemporanea, Biennale, Festival del Cinema, attirando professionisti e appassionati. Firenze, al contrario, resta ancorata alla sola conservazione del passato, un settore tra l’altro malpagato e precario. Questa mancanza di visione limita le opportunità lavorative e alimenta un turismo fugace e sbrigativo fatto di visitatori esausti che consumano la città in modo superficiale. Senza una proposta complessa e variegata, Firenze rischia di diventare, per usare una provocazione, un avvoltoio che si scaglia su una bellissima carogna”.
Secondo voi chi beneficia davvero del turismo a Firenze?
“Non credo che questo modello di turismo arricchisca davvero la collettività; il problema centrale è che non redistribuisce la ricchezza in maniera seria. L’esempio degli Uffizi è lampante, è un museo che non ha problemi di affluenza, lavora costantemente al massimo delle sue potenzialità e genera introiti enormi. Se un’istituzione che ha raggiunto il picco delle visite non riesce a garantire contratti a tempo indeterminato ai propri dipendenti, preferendo invece forme di precariato, significa che il sistema è strutturalmente fallato. Se la ricchezza prodotta dal turismo non serve nemmeno a stabilizzare chi lavora nel settore più florido, allora l’intero meccanismo di gestione della città e del patrimonio non sta funzionando”.

Se poteste rivolgervi a chi governa la città, quale sarebbe il vostro messaggio?
“L’unico aspetto positivo di questa crisi è che, trattandosi di un fenomeno internazionale, potremmo imparare dalle città che si trovano in fasi diverse di questo ‘disfacimento’, studiando quali soluzioni abbiano funzionato e quali no. Il problema, infatti, è sistemico e lega indissolubilmente l’abitabilità urbana alla gestione del turismo. Le contraddizioni del sistema si vedono chiaramente, un esempio emblematico è la precarietà dei lavoratori degli Uffizi, è paradossale che chi lavora in un’istituzione dal potenziale eterno sia sottoposto a condizioni contrattuali così instabili. Questo dimostra che c’è un malfunzionamento profondo nella gestione della città, dove né il diritto all’abitare né la dignità del lavoro vengono tutelati, nonostante l’enorme ricchezza generata dal turismo. Credo che la soluzione risieda nell’ascolto, le istituzioni dovrebbero mettersi in relazione con le associazioni che si occupano del diritto all’abitare. Poiché questo è un problema sistemico e internazionale, per capire come muoversi è necessario interrogare chi studia il fenomeno e chi vive il disagio, sia a livello locale che all’estero. Solo attraverso il confronto con chi si occupa direttamente di abitabilità urbana si possono elaborare strategie efficaci. È fondamentale che la politica smetta di essere passiva. L’assessorato dovrebbe collaborare con l’università e confrontarsi con i parlamentari europei per studiare modelli diversi, come quello di Barcellona. L’Italia è una società anziana, le giovani generazioni hanno bisogno di una nuova svolta politica vera sul futuro delle città, è una questione urgente”.
Intervista a Caterina Valenti: nata e cresciuta da sempre nel cuore di Firenze
L’intento è capire meglio cosa sta succedendo nel centro di Firenze dal punto di vista di chi lo vive ogni giorno.
Dove abita a Firenze e da quanto ci vive?
“Sono un’architetta e ho studiato alla Facoltà di Architettura a Firenze. Sono nata nel quartiere di Sant’Ambrogio, nel pieno centro storico, dove risiedo da oltre quarant’anni”.
Che rapporto aveva e che rapporto ha con i vicini di casa e con i negozi del quartiere? È cambiato nel tempo?
“Ho un legame molto stretto con il mio quartiere: non solo ci vivo, ma ne sono testimone attiva attraverso le persone, le attività e i luoghi che frequento da sempre. Per un periodo ho avuto qui anche il mio studio professionale. Inevitabilmente, però, questo rapporto è mutato. Da un lato c’è stata un’evoluzione naturale, comune a tutte le città; dall’altro, l’impatto negativo del turismo ha profondamente cambiato il mio modo di vivere Firenze, un sentimento condiviso da molti altri residenti”.
Come descriverebbe oggi la presenza turistica nel centro di Firenze? Il turismo crea problemi a livello di quotidianità e vivibilità agli abitanti del centro fiorentino?
“Sant’Ambrogio è sempre stato un quartiere ibrido: popolare per la presenza del mercato e delle vecchie botteghe, ma anche d’élite, grazie a palazzi di pregio come quelli intorno a Piazza D’Azeglio e alla Sinagoga. Fino a qualche anno fa, il turismo era circoscritto all’area di Santa Croce e Sant’Ambrogio resisteva come oasi residenziale.
Oggi quel confine è crollato. Molti appartamenti sono stati convertiti in affitti brevi, i residenti storici se ne sono andati e sono arrivati i turisti. Di conseguenza, i servizi di prossimità come il calzolaio, la lavanderia o la merceria hanno chiuso per far posto a una saturazione di paninerie, ristoranti e pizzerie. Il mercato immobiliare è saturo, non si trova più nulla in vendita o in affitto a lungo termine (i classici contratti 4+4), e perfino gli studenti faticano a trovare alloggio, nonostante la vicinanza delle facoltà di lettere e di architettura”.
Che tipo di turismo caratterizza oggi Firenze? In qualche modo percepisce da residente del centro di avere dei privilegi grazie all’economia del turismo?
“Personalmente non traggo alcun beneficio dal turismo, non lavorando nel settore. In passato, lo straniero che veniva a Firenze vi soggiornava per mesi per studiare o approfondire la cultura; c’era uno scambio umano e culturale arricchente. Oggi prevale il turismo “mordi e fuggi”, che rappresenta una perdita per la città. Firenze si sta impoverendo: storicamente non viveva di solo turismo, ma di eccellenze artigiane, orafi, ceramisti che oggi stanno scomparendo insieme alle loro botteghe”.
È ancora possibile per studenti, giovani lavoratori o famiglie trovare casa in città?
“Trovare casa è diventato quasi impossibile. Lo studente che vuole venire a Firenze fuori sede o anche che vuole poter permettersi magari con un lavoretto di andare a vivere a vent’anni da solo non la trova. Il 4+4 non lo trovo e quindi non vengo a Firenze. Ci sono solo studenti stranieri perché si possono permettere i prezzi che i fiorentini non si possono permettere. Questa è la cosa più grave in assoluto e nemmeno pensando a oggi ma pensando al domani, se non formi gli studenti qui come puoi pensare di formare un futuro di cittadini qui? Impedendo la formazione di una futura classe di cittadini. Il problema riguarda anche i professionisti, insegnanti, medici o manager che rinunciano a venire a Firenze perché non trovano alloggi dignitosi a prezzi ragionevoli. Privare la città di queste figure significa impoverirla socialmente. Una città che si basa esclusivamente sul turismo è destinata al declino economico e culturale”.
Firenze è sempre stata una città sostentata dal turismo, sia socialmente che economicamente ma quando il turismo ha smesso di essere una risorsa per Firenze e ha fagocitato i cittadini e la loro realtà quotidiana?
“L’esasperazione è culminata con il Covid, ma il declino è iniziato nell’ultimo decennio. Un tempo il turismo era stagionale, da aprile a settembre, permettendoci di godere della città in autunno e inverno. Ora la pressione è costante. Da residente ho smesso di frequentare i musei e le chiese che amavo perché è diventato troppo stressante. È paradossale vivere in una delle città più belle del mondo e non poterne fruire se non in brevi periodi dell’anno”.
In che modo l’overtourism ha cambiato la vita quotidiana dei fiorentini?
L’overtourism ha trasformato gli immobili in asset turistici, sottraendo spazi alla vita sociale. Mancano giardini, alberi e luoghi di aggregazione per giovani e anziani. Teatri e cinema chiudono o diventano ad uso esclusivo dei turisti. Il problema di Firenze è che proprio non ha niente per il cittadino, perché se poi si pensa all’esempio più eclatante di città devota al turismo che è Venezia, vediamo come almeno questa di contro ha un’università che è lo IUAV che porta studenti, se ci vanno e ci vanno gli italiani vuol dire che da qualche parte gli studenti dormono. Venezia ha poi un’offerta culturale che a me appagherebbe, avere una città dove c’è la mostra del cinema, la Biennale dell’Arte, di Architettura, della Danza, della Musica, del Teatro o anche solo la qualità delle mostre che ci sono sarebbe già molto diverso. Firenze è una città culturalmente povera, se privi la città delle sue funzioni e le togli l’identità, non ha più senso.
Secondo te chi beneficia davvero del turismo a Firenze?
“A beneficiarne sono i proprietari fiorentini che hanno convertito le proprie case in affitti brevi, preferendo il guadagno facile al lavoro tradizionale, e le grandi società di investimento immobiliare che acquistano interi palazzi per trasformarli in residenze di lusso. Il patrimonio cittadino viene svenduto per trasformazioni urbanistiche che favoriscono le holding straniere. Anche l’offerta gastronomica ne risente, quando mi chiedono dove mangiare una vera bistecca, spesso non so cosa rispondere perché la qualità media si è abbassata drasticamente per assecondare la massa. C’è una responsabilità collettiva, i fiorentini stessi e il comune stanno vendendo la propria identità per denaro”.
Se potesse rivolgersi a chi governa la città, quale sarebbe il suo messaggio?
“Credo che l’unico modo per invertire la rotta sia alzare drasticamente le tasse per chi gestisce affitti brevi, così da scoraggiare questa pratica e incentivare i contratti d’affitto per i residenti 4+4. Inoltre, i proventi della tassa di soggiorno dovrebbero essere reinvestiti realmente nella riqualificazione urbana e nella creazione di spazi per la cittadinanza, garantendo luoghi dove sia ancora possibile vivere dignitosamente”.












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