La notizia della scomparsa di Alex Zanardi ci lascia attoniti come accadde per Ayrton Senna. Due personalità diverse ed indimenticabili animate dalla velocità e dalla competizione
Ci sono date che sembrano avere memoria. Il 1° maggio per il mondo dei motori non è mai stato un giorno qualunque: è il giorno in cui il rombo si è trasformato in silenzio, in cui la velocità ha richiesto il suo prezzo più alto. E proprio attorno a quella data che adesso si intrecciano due nomi che hanno lasciato un segno profondo: Alex Zanardi e Ayrton Senna.
Senna morì il 1° maggio 1994, durante il Gran Premio di Imola. Un istante che ha spezzato la Formula 1 in due: prima e dopo di lui. Non era soltanto un pilota ma anche un simbolo di talento assoluto, spiritualità e ossessione per il limite. La sua morte lasciò un vuoto enorme, quasi irreale.
Molti anni dopo il nome di Zanardi sarebbe tornato ad avvicinarsi a quella stessa data in modo dolorosamente simbolico. Dopo il terribile incidente in handbike del giugno 2020, il suo corpo ha combattuto una battaglia lunghissima, fatta di operazioni, silenzi e speranze sospese. E attorno al giorno che ricorda la scomparsa di Senna, la notizia dell’addio di Zanardi ha assunto un peso emotivo particolarmente forte per chi ama lo Sport e ciò che rappresenta.
Perché, in fondo, Zanardi e Senna parlavano la stessa lingua: quella degli uomini che non correvano solo per vincere, ma per sentirsi vivi.
Eppure erano diversi in tutto. Senna aveva qualcosa di mistico, ogni curva sembrava una sfida al destino.
Zanardi invece aveva trasformato la tragedia in una forma di rinascita. Dopo l’incidente del 2001 al Lausitzring, dove perse entrambe le gambe, il mondo si aspettava il ritiro, il silenzio, forse l’oblio. Lui rispose tornando a correre, vincendo medaglie paralimpiche, sorridendo in televisione, diventando un esempio umano prima ancora che sportivo. Aldo Cazzullo a tal proposito ha scritto: “Alex Zanardi concentrava in sé il massimo della sventura e il massimo della forza…”.
Ed è qui che la coincidenza con Senna assume quasi un valore simbolico. Sono due miti: Senna quello che si interrompe nel suo momento più alto, Zanardi quello che rinasce dopo essere stato distrutto.
Due modi opposti di entrare nella memoria collettiva ma uniti dalla stessa capacità di andare oltre lo Sport. Forse è per questo che i loro nomi continuano a sfiorarsi nell’immaginario di tanti appassionati. Non soltanto per una data sul calendario, ma perché entrambi hanno raccontato qualcosa di profondamente umano: il rapporto fragile e potentissimo tra coraggio, limite e destino. E ogni volta che maggio ritorna, il Motorsport sembra ricordarsene. In silenzio.












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