Protesta degli animalisti contro l’allevamento, la caccia, lo sfruttamento di animali, il consumo di carne
(Perugia) Un movimento di carattere internazionale che si fa vivo anche a Perugia in occasione delle festività pasquali.

Calzano la maschera di Anonimous, quella con i baffi arricciati, pinzetto e sorriso enigmatico. La sua connotazione misteriosa è diventata un’icona globale, ma le radici affondano nella storia inglese del Seicento e nella cultura pop contemporanea. Addittura nei gruppi hackers che spadroneggiano nel web.
Chi deve vergognarsi. Non indossano la maschera perché si vergognano, ma sostengono che dovrebbero vergognarsi quanti allevano animali da consumo, perché fondamentalmente non sanno/non vogliono sapere e sono protetti dalle leggi che consentono loro di agire.

Messaggio multimediale. Si sono presentati con tanto di maschera e monitor ultrapiatti sui quali scorrono immagini, slogan, prese di posizione inequivocabili. Diverse le persone che si avvicinano per ascoltarne le ragioni. Numerosi i bambini, attratti da quelle maschere strane.
Sostengono che Animal Voices United è organizzazione antispecista, vocata all’attivismo on the road. Dicono: siamo aperti al dialogo con le istituzioni e pratichiamo convintamente l’attivismo di strada, come stiamo facendo in questi giorni a Perugia. Il nostro obiettivo è la liberazione animale e la maturazione di un diverso approccio etico nella società internazionale, non solo italiana. Alcuni sono studenti fuori sede che studiano a UniPg.
Antispecismo, questo sconosciuto. L’antispecismo è una posizione etica e filosofica che rifiuta lo specismo, cioè tende a superare l’idea che gli esseri umani abbiano un valore superiore agli altri animali solo perché appartengono alla specie Homo sapiens.
In sostanza, l’antispecista sostiene che gli animali non umani hanno un valore morale proprio. È pertanto ingiustificato e ingiustificabile discriminarli solo per la specie di appartenenza.

Pertanto, le loro vite, le loro specificità, i loro interessi (sofferenza, libertà, integrità) meritano considerazione e rispetto.
La conseguenza è che non è moralmente accettabile la scelta di usare la specie come criterio per giustificare violenza, sfruttamento o sofferenza evitabile.
Un principio irrinunciabile. Se un essere può soffrire, la sua sofferenza conta. Non importa se si presenti in forma umana o di cane, mucca o uccello.
I loro NO. NO, dunque, ad allevamenti intensivi, alla sperimentazione animale non necessaria, all’ uso degli animali per intrattenimento. E soprattutto NO alla caccia e alla pesca intese come attività ricreative.
A Perugia non erano ancora stati presenti. Ma stavolta hanno voluto testimoniare un’idea e una posizione morale chiara, lapalissiana, inequivocabile.
Attivissimi collaboratori riprendono le scene che verranno poi inserite nel sito, dove si può andare per saperne di più ANIMAL VOICES UNITED – Uniti per la loro libertà.













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