Sotto i riflettori Fabio Battistelli (clarinetto) e Anthony Guerrini (chitarra)
(Inviato Cittadino)
(Perugia) – Non finisce di stupire la celebrazione del centenario della istituzione fondata da Astorre Lupattelli, viribus unitis con la ricorrenza del 50.mo anniversario della storica collaborazione con l’Agimus.
Merito del presidente Salvatore Silivestro – direttore, compositore, instancabile organizzatore – quello di convocare musicisti di livello offrendo alla città, a titolo gratuito, una serie di concerti di qualità.
Una sostituzione al volo. Stavolta è stato necessario invitare un suo ex allievo di conservatorio, Fabio Battistelli appunto, a colmare la lacuna costituita da una serie di incidenti occorsi ai concertisti che dovevano esibirsi. Ma c’è da dire, onestamente, che il cambio al volo non è stato sfavorevole. Tutt’altro.
Un programma di straordinaria efficacia e un’intesa che rasenta la complicità fra musicisti in piena sintonia artistica e umana.

Hanno esordito con una Sherazade, esotica suite sinfonica in quattro tempi, del compositore russo Nikolaj Rimskij-Korsakov, sul noto tema da Le Mille e una notte, con Sherazade come narratrice che incanta il sultano Shahriyar con nuove storie ogni notte per avere salva la vita.
A seguire l’ouverture del “Barbiere”, trascrizione eseguita col difficile clarinetto mozartiano, quello in LA. Battistelli ci ha spiegato che, per il suo celebre Concerto per clarinetto e orchestra in La maggiore, K. 622, Mozart scelse, diversamente dal più comune clarinetto in Sib, quello in La, volendo una timbrica più morbida e vellutata, ideale per il lirismo e la cantabilità che intendeva esprimere.
L’aneddoto su Segovia. Quindi eseguiti tre dei dodici studi di Heitor Villa-Lobos, compositore brasiliano tra i più influenti del XX secolo, noto per aver elevato la chitarra a strumento da concerto. Anthony Guerrini ha raccontato che, quando portò il suo lavoro al leggendario Andrés Segovia, questo gli fornì indicazioni e correzioni. A un anno di distanza, fu lo stesso Villa-Lobos ad eseguire i brani. Al che, Segovia si complimentò per aver seguito i suoi consigli. Ma l’autore precisò: “Maestro, ho eseguito la composizione esattamente come era prima!”. Della serie: chi ha orecchie per sentire… intenda!
Lo scherzo di Besame mucho. Battistelli, ex allievo di Silvestro in conservatorio, ha poi annunciato l’esecuzione, in anteprima mondiale, di un brano ancora poco provato, generando diffusa aspettativa. Si è capito il ludus quando i due hanno inforcato il disinvolto bolero “Besame mucho”, intenso e sensuale, uno dei brani più iconici della musica latinoamericana, scritto nel 1940 dalla compositrice messicana Consuelo Velázquez.
La chiusura con Piazzolla. Di Astor Piazzolla “Oblivion” e “Libertango” hanno colmato la sala di sonorità struggenti con le note al clarinetto che non hanno fatto rimpiangere il bandoneon che ha rivoluzionato il tango, trasformandolo la musica da ballo in arte da concerto.
Salta fuori dal cilindro una parte autografa di Ennio Morricone, con cui Fabio Battistelli ha collaborato. Quella partitura è un dono personale del Maestro e pare sia la stessa che compare all’inizio del film “Ennio” di Giuseppe Tornatore. L’omaggio a Morricone prevede i classici “Mission”, e “Il buono, il brutto e il cattivo”, con Anthony Guerrini che si propone anche nelle vesti di abile percussionista.
E il bis, a grande richiesta, cade ancora su “Besame mucho”, col pubblico che batte le mani e canta questo inno all’amore, scritto da una donna che ebbe a dichiarare come le sensazioni descritte nel brano siano solo immaginate nel desiderio. Infatti, il sogno di un bacio appassionato, come se fosse l’ultimo, è stato scritto dalla Velásquez prima ancora di aver dato il suo primo bacio! Potere dell’immaginazione!
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