Da Opificio Tessile a Spazio di Innovazione Sociale, la trasformazione della Fabbrica Trombetta a Biella
( Biella ) Ciò che un tempo era il frastuono di telai e il ritmo dei turni di lavoro in un opificio tessile, oggi è diventato il luogo di nascita di nuove opere d’arte e visioni di cambiamento sociale. La struttura che ospita la Città dell’Arte è l’ex lanificio Trombetta, costruito nel 1871 dal comasco Emilio Trombetta nell’attuale via Serralunga a Biella. Dopo anni di splendore seguiti da un lento declino, l’edificio ha trovato una nuova vita nel 1991 grazie all’artista Michelangelo Pistoletto, che lo ha immaginato come spazio ideale per rappresentare l'”utopia”, ovvero il “non luogo”.

Uno spazio di Dialogo e Sperimentazione; Oggi il complesso si articola in diversi spazi, tra cui una mostra permanente delle opere di Pistoletto. Qui è possibile seguire l’evoluzione dello stile dell’artista, dalle sue iniziali sperimentazioni fino alle celebri opere specchianti che coinvolgono direttamente l’osservatore. Ma la Città dell’Arte è molto più di una semplice galleria: è un luogo di dialogo e inclusione tra diverse culture e idee, come rappresentato dalla replica dell’area multireligiosa realizzata da Pistoletto presso l’istituto oncologico di Marsiglia.
L’arte diventa lo strumento della Pace Preventiva, perché consente un dialogo tra culture e mondi diversi. Questa idea viene estesa dall’artista nell’immagine del terzo paradiso . Secondo l’artista, l’umanità è passata dal “primo paradiso” del contatto con la natura al “secondo paradiso” dell’artificio e della tecnologia. Il “Terzo Paradiso” rappresenta l’auspicato equilibrio tra questi due poli, un ideale sintetizzato dal simbolo dell’infinito con un anello centrale. Un esempio pratico dell’arte come strumento di comunicazione tra diverse culture, è stata la sfera GO! 2025, realizzata per la capitale europea della cultura a Gorizia, come simbolo di unione tra le diverse popolazioni.
La Città dell’Arte rappresenta un luogo di sperimentazione e innovazione sociale, dove l’arte diventa strumento di dialogo e di costruzione di una “pace preventiva”, capace di evitare i conflitti attraverso il confronto e la comprensione reciproca.












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