La Galleria nazionale benedice Modì, artista ‘maledetto’


Protagonista, dopo “Le tre età” di Klimt, il capolavoro “Nu couché” fino al 15 settembre


(Inviato Cittadino)

(Perugia) Sarà un boom di visitatori, a far capo da domani 3 luglio e in specie sotto la Kermesse di Umbria Jazz. Un’iniziativa partorita dalla mente vulcanica del direttore Costantino d’Orazio, talento del dire, non meno che del fare: la felice intuizione di porre/esporre un’opera che (verosimilmente) effigia Jeanne Hébuterne, musa e compagna di Amedeo Modigliani.

Una tela che fece storcere la bocca, e scattare il sequestro, da parte della Gendarmerie nationale, con Delegazione  a pochi passi  dalla sede espositiva.

La mostra “Un capolavoro a Perugia. Amedeo Modigliani. Nu couché, 1917-1918” ruota intorno a questo capolavoro che potrebbe uguagliare le 60 mila presenze fatte registrare da Klimt. 

Una cosa intende ricordare il Direttore D’Orazio. Anzi cinque. Perché, nell’entusiasmo dell’organizzazione, qualcosa non figura nel pur lucido comunicato. E l’Inviato Cittadino si attiene alla consegna. È stata rinnovata la convenzione con la creatura di Carlo Pagnotta. Chiunque in possesso di un biglietto di U.J. potrà fruire dell’ingresso a soli 6 euro. In Galleria, Sala  Podiani, si terranno ben 15 concerti jazz, dal 13 al 20 luglio, nel solco della tradizione.

In stretta connessione col tribalismo africano di Modigliani, stasera – al MANU, sala Torelli, ore 20:30  – si terrà un evento speciale, d’intesa con la Fondazione Federica e Brunello Cucinelli, munifici mecenati, nell’ambito della rassegna INAUDITO – Stagione musicale nelle meraviglie dell’arte umbra con gli artisti Afrika Mamas, a ingresso libero. Le maschere africane che affiancano i disegni di Modì costituiscono, non per caso, un anello della catena.

Tour iniziato dopo una full immersion, nella sala appunto “immersiva”, dove – in sei-minuti-sei – si apprendono le opere e i giorni del grande Maledetto, le sue peregrinazioni artistiche e umane, i connotati sostanziali del suo lavoro di recupero di temi e stilemi classici, filtrati da un genio rivoluzionario, dissacrante e insieme sacralizzante della tradizione.

Lode e onore alla Pinacoteca Agnelli, rappresentata dalla persona di Sarah Cosulich, puntuale e generosa conservatrice delle 25 opere acquisite da Giovanni Agnelli/Marella Caracciolo e prestatrice dell’opera principe. La mostra non si limita a presentare quest’opera, ma la mette in efficace dialogo con sculture classiche, maschere africane e altri disegni di Modigliani, per esplorare le sue fonti d’ispirazione e la sua visione del corpo femminile.

I disegni sono frutto del prestito del FAI e del Castello Sforzesco di Milano. Opere provengono anche dal Parco archeologico di Ostia antica, dal Castello Bufalini di San Giustino, dalla Galleria nazionale di Bologna e dalla Galleria Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia. Col valore aggiunto di maschere africane del Congo e del Gabon, in prestito dal Museo delle Civiltà di Roma.   Senza trascurare il bel ritratto modiglianesco di Monsieur Chéron (commerciante di vini e mercante d’arte pour cause) in prestito dalla Fondazione Palazzo Maffei di Verona.

Il tutto per aiutare il visitatore a comprendere come Modigliani abbia saputo elaborare una personale sintassi stilistica attraverso l’osservazione e lo studio di modelli altri, che raccontano la complessità del corpo umano, specie femminile. Dire che, per un amante dell’arte e della cultura, è utile visitare una mostra del genere appare francamente pleonastico, se non riduttivo. Non esito a usare l’aggettivo “indispensabile”.

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