Dal 1926 ad oggi: tutti in piazza per festeggiare una squadra di calcio che ha reso una maglia azzurra parte dell’identità di un’intera città e ha trasformato Maradona da campione a Dio di Napoli
(Napoli) A Napoli esiste un unico Dio e indossa una maglia azzurra con il numero dieci: il suo nome è Diego Armando Maradona. In questa città quando si parla di Maradona non ci si riferisce ad un semplice giocatore, né al più grande campione che abbia mai indossato quella maglia: Maradona è un re, è per tutti i napoletani una vera e propria divinità. Un argentino divenuto napoletano che a Napoli è stato capace di superare i confini del calcio ed entrare nella memoria e, soprattutto, nell’identità della città. Il suo nome è ancora oggi su tutti i muri delle strade , sulle maglie e sulle bandiere, ma soprattutto vive nei racconti di chi lo ha visto giocare, nei ricordi di chi ha vissuto gli anni in cui Maradona faceva sognare un’intera città.
È forse proprio da qui che si può partire per capire cosa significhi il Napoli per Napoli, perché qui il calcio non è solo uno sport e una squadra non è solo una squadra: è appartenenza, è un legame unico che si è creato tra una città e la sua maglia. Un legame che il primo agosto Napoli ha celebrato nel giorno del centenario della Società Sportiva Calcio Napoli, nata simbolicamente il 1° agosto 1926.
Per una giornata intera la città si è trasformata in un palcoscenico a cielo aperto. Fin dalle prime ore si è respirata un’atmosfera speciale: strade, piazze e luoghi simbolo della città hanno ospitato migliaia di tifosi venuti da tutto il mondo, dando vita ad una festa che ha unito generazioni diverse accomunate dalla stessa passione.
Il momento cardine della giornata ha avuto inizio alle ore 19:26 da Piazza Carità, un luogo fortemente legato alle origini del club. Anche l’orario, naturalmente, non è stato scelto a caso ma ha voluto richiamare proprio il suo anno di nascita. A quell’ora cento chiese cittadine hanno fatto risuonare le campane mentre una scenografica fumata azzurra ha dato il via a quella che è stata definita la “Processione azzurra”: una sfilata che ha visto come protagonisti giocatori e figure rappresentative della SSC Napoli che hanno attraversato le strade della città fino ad arrivare a Piazza del Plebiscito dove sono stati accolti dal calore di migliaia di tifosi tra cori, applausi e bandiere azzurre.
Il corteo è stato pensato per avvicinare ancora di più la squadra alla sua gente, non è stata una semplice passerella, ma un incontro tra chi scende in campo e chi da cento anni vive il Napoli come una parte fondamentale della propria vita.
Sul palco allestito in Piazza del Plebiscito sono stati ripercorsi i cento anni del club attraverso immagini, musica, racconti e testimonianze: dagli anni difficili ai grandi trionfi, dai campioni che hanno fatto sognare generazioni intere fino all’attuale squadra. Volti del passato e del presente si sono incontrati per raccontare una storia che va ben oltre il risultato sportivo, la storia di un popolo che si sente completamente rappresentato dalla sua squadra nel bene e nel male.
A partire dalle ore 20:26 il club ha offerto gratuitamente a tutti i presenti, in collaborazione con i suoi partner, migliaia di tranci di pizza margherita e bevande. La festa ha avuto anche un momento importante di solidarietà: grazie alla collaborazione con il Banco Alimentare Campania sono state donate pizze alle persone che vivono in condizioni di maggiore fragilità.
Dalle ore 22:30 fino al termine della cerimonia ha preso vita la “Notte Azzurra” powered by Enel: con un gesto dal palco i monumenti più importanti di Napoli sono stati illuminati d’azzurro. Il Palazzo Reale, il Maschio Angioino, Palazzo San Giacomo, Castel dell’Ovo e Castel Sant’Elmo hanno fatto da sfondo ad una serata che difficilmente verrà dimenticata dal popolo partenopeo.
Il Centenario però non rappresenta soltanto uno sguardo al passato, la società ha programmato un intero anno di iniziative con il progetto “Pe’ cient’anne”, pensato per celebrare la propria storia ma anche per guardare al futuro e alle nuove sfide che lo attendono.
Dopo cento anni il rapporto tra Napoli e il Napoli resta qualcosa di difficile da spiegare a parole, è un legame che va ben oltre il campo: nel corso degli anni alcuni giocatori hanno smesso di essere soltanto parte della squadra e hanno iniziato ad essere parte della città. Un rapporto che con il tempo diventa quasi familiare e che trova la sua massima espressione nei soprannomi con cui i tifosi finiscono per chiamarli. L’esempio più recente è quello dello scozzese Scott McTominay, diventato per tutti “McFratm”, un nome che unisce il suo cognome alla parola napoletana “fratm” che vuol dire “fratello”. 
È forse proprio questa la vera descrizione del rapporto tra la maglia e il popolo, quella maglia ti dà qualcosa che non si può comprare: una sorta di cittadinanza napoletana, ma non quella anagrafica, una cittadinanza sentimentale. Perché quando un giocatore riesce ad entrare davvero nel cuore di questo popolo, non importa più da dove venga, diventa a tutti gli effetti un figlio di questa città.












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