A Spoleto, un convegno sugli impianti eolici diventa occasione di confronto tra scienza, paesaggio e cittadinanza
(Spoleto) Le mura di Villa Redenta racchiudono un parco silenzioso, in cui alberi imponenti si stagliano nel grigiore di un piovoso pomeriggio. È qui, nella Sala Monterosso, che sabato 24 gennaio cittadini, amministratori ed esperti si sono incontrati per interrogarsi sul futuro delle colline umbre e sui progetti degli impianti eolici industriali previsti tra Spoleto e la Valnerina. La sala è gremita, la tensione è palpabile e il denso silenzio è interrotto solo dagli applausi a sostegno delle affermazioni più incisive.
Non solo energia: il territorio come sistema vivente. Ad aprire il confronto è il sindaco di Spoleto Andrea Sisti, che ripercorre l’evoluzione storica delle fonti energetiche e invita a superare una visione riduttiva del territorio, in quanto luogo di relazioni ecologiche, culturali ed economiche. In Umbria, dove il piano paesaggistico è fermo da anni, la transizione energetica rischia di procedere senza una regia complessiva, mentre aree industriali dismesse e superfici già impermeabilizzate restano inutilizzate. Inoltre, le buone intenzioni come la proposta per la formazione di comunità energetiche, ricorda Sisti, incontrano ancora ostacoli normativi e scarsa volontà di sostegno.
“Proporzione”: rapporto equilibrato tra le parti. L’architetto Giacomo Giujusa entra nel merito dei progetti “Energia Montebibbico” ed “Energia della Valentina”. Otto aerogeneratori alti oltre 200 metri, spiega, in un contesto di monti contenuti e paesaggi medievali, producono un effetto di scala sproporzionato. Il confronto con il campanile del Duomo di Spoleto – poco più di 80 metri – rende immediata la misura dell’impatto. La questione non è solo visiva: intervisibilità tra impianti, cantieri invasivi, infrastrutture permanenti e una durata che vincola il territorio per decenni, pongono interrogativi profondi su ciò che si intende per sviluppo sostenibile. L’unica forma di “energia pulita è quella non prodotta”, ricordava il Nobel per la Fisica Steven Chu: una frase che riecheggia come invito alla sobrietà e alla misura.
Le praterie montane e il silenzio che scompare. L’ornitologo Mauro Magrini porta, poi, l’attenzione sulle praterie montane umbre, sistemi delicati e interconnessi che ospitano decine di specie di uccelli di interesse conservazionistico. Gli impianti eolici possono determinare perdita di habitat, collisioni e allontanamento della fauna, oltre all’inquinamento di un silenzio che solo la natura sa custodire.
Leggi, diritti e potere civico. A chiudere il confronto l’avvocata Valeria Passeri che richiama il quadro normativo e il ruolo delle osservazioni dei cittadini nei procedimenti di valutazione ambientale; poiché, se è vero che la distanza tra decisioni e territori alimenta conflitti, è vero anche che può innescare anche nuove forme di partecipazione. Non una protesta ideologica, bensì l’esercizio di un potere civico che chiede ascolto.
Alla fine degli interventi le domande si affollano, il tempo stringe. Resta però l’immagine di una comunità presente, consapevole, desiderosa di comprendere e di contare. Non il rifiuto del futuro energetico, ma la richiesta che il domani sia costruito insieme ai luoghi che lo ospiteranno.













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