Oggi abbiamo con noi Costanza Martani. Grazie per il tuo tempo. Perché hai deciso di candidarti?
«È stata una scelta sia ragionata, ma anche passionale. Penso che le mie qualità professionali e anche personali possano essere – anzi debbano essere messe – a beneficio della città, è una città che amo, in cui sono nata e cresciuta. Tra l’altro ho deciso di rimanere in questa città, perché per motivi di studio ho avuto anche la possibilità di andare fuori e invece ho deciso di ritornare. Ho deciso anche ben volentieri di crescere mio figlio in questa città.
Queste sono le motivazioni di base per le quali ho deciso di candidarmi. L’altra ragione fondamentale deriva dalla candidata sindaca che sostengo. Vittoria Ferdinandi è una persona che rispecchia quei valori progressisti che sono anche i miei e in cui io mi ritrovo»
Parlami del tuo programma.
«Sono particolarmente legata ad alcuni temi specifici tra cui, in primis, il tema dei bambini e dell’educazione. Questo perché – oltre al mio ruolo professionale come avvocata – negli ultimi anni ho svolto anche quello di presidente di un’associazione di genitori che promuove una serie di attività culturali, sportive, educative, extra curriculari all’interno degli edifici scolastici.
Questo, per mio figlio e per i bambini in generale, mi ha consentito di verificare quanto sono importanti sia gli elementi educativi sia quelle politiche che possono andare a sostenere – soprattutto per le donne – una ragionevole gestione dei tempi di famiglia, vita e lavoro. Per me sono importanti tutte quelle politiche che vadano a sostenere questo rapporto, come le cosiddette banche del tempo. Un altro esempio potrebbero essere quelle politiche in cui vengono sviluppate attività all’interno delle strutture scolastiche senza soluzione di continuità con l’attività curriculare, così da permettere – soprattutto alle donne – una corretta gestione del proprio del proprio tempo.
D’altra parte, sono importanti anche tutte quelle politiche che vadano a sviluppare la parità di genere e che incentivino anche l’informazione, nonché la formazione, su quella che è la violenza di genere. Ciò deve avvenire sia dal punto di vista degli aiuti ai centri antiviolenza – ai CAV –, sia dal punto di vista della formazione.
Attualmente, tutti quei soggetti che entrano – per qualsiasi motivo – in rapporto con situazioni di violenza non sono soggetti a obbligo di formazione sulla violenza. In primis, questa formazione deve partire dai bambini e deve quindi entrare nelle scuole, ma deve anche individuare i soggetti che poi si confronteranno con situazioni di violenza di genere.
Questi sono i temi che più mi appartengono. Poi in generale trovo che nel programma di Vittoria l’elemento fondamentale sia proprio il metodo con cui ci si approccia alla politica e all’amministrazione comunale. Quindi la sua è un’amministrazione in cui il paradigma classico viene ribaltato, in cui non si parla più di ascoltare la cittadinanza solo dopo che le decisioni sono già state prese dall’amministrazione. Si tratta invece di una partecipazione ab origine attraverso degli strumenti come, per esempio, le Case della Partecipazione, inserite nel programma di Vittoria.
Questo ribaltamento non può essere che positivo proprio per i cittadini che vengono finalmente ascoltati. Questo, per esempio, è un errore che riguarda invece l’amministrazione attuale che prima decide e solo poi ascolta la cittadinanza, ne è un esempio il BRT. Ora vorrei fare una precisazione anche in merito al discorso del BRT perché si sono sentite tante cose. Io invito tutti a leggere il programma di Vittoria, dove il discorso della partecipazione e del BRT sono spiegati in modo chiaro. Nel caso del BRT, nonostante la sua rilevanza, vi è stata una totale assenza di ascolto e di partecipazione, ma è un progetto sul quale non si può più tornare indietro, che verrà ereditato dalla prossima amministrazione ed eventualmente migliorato»
Chi sono i tuoi riferimenti della politica attuale e passata?
«Non ho particolari riferimenti, sono scevra anche da preconcetti e pregiudizi ideologici. Quindi il mio approccio alla politica è veramente laico, se così si può definire. Il mio avvicinamento alla politica è dettato dall’individuazione di valori progressisti che sono i valori di Vittoria. Quindi posso dire di credere fortemente in Vittoria stessa. Credo soprattutto che in una situazione in cui ci sono dei diritti che sono stati messi in discussione e man mano erosi, bisogni dare un proprio contributo non fissandosi su preconcetti ideologici, ma andando a individuare quali sono i valori da portare avanti, ossia quelli progressisti, di inclusione e di partecipazione.
Quello che è più importante è partire da Perugia, ma avere anche una visione globale. Ritengo che al momento attuale la società italiana, guidata dal governo di destra, si stia incamminando verso una lenta retrocessione nel campo dei diritti civili fondamentali sia individuali che collettivi. Ne parlo perché sappiamo che sabato pomeriggio c’è stato il Pride qui a Perugia. Una delle ultime notizie è che il governo non abbia firmato quella che è la dichiarazione UE – firmata da 18 stati Europei – per quanto riguarda la promozione di politiche a tutela delle comunità LGBTQIA +.
Deve quindi esserci un segnale anche nel piccolo, partendo da Perugia, per arrivare poi nel globale. Sappiamo bene infatti che attualmente il Pride non ha richiesto il patrocinio da parte del Comune di Perugia perché in passato questo patrocinio è stato negato. Deve esserci un segnale differente»
In che modo metterai il lato professionale al servizio della città?
«Sono un’avvocata e mi occupo di diritto civile, quindi ho una conoscenza già acquisita di norme e ho una capacità di lettura delle stesse. In più aggiungo che, come libera professionista donna, ho una visione in parte diversa perché ho delle istanze differenti – per esempio – da un libero professionista uomo. Come dicevo prima, ciò riguarda anche una questione di gestione dei tempi famiglia-lavoro.
Non c’è un’effettiva parità di genere, non solo per le avvocate, ma in generale per tutte le donne. Se andiamo a vedere, per esempio, noi avvocate guadagniamo circa il 50% in meno rispetto agli uomini.
La mia professionalità verrà messa a supporto sia da un punto di vista proprio di conoscenze – ho difatti un dottorato in diritto commerciale e una formazione in mediazione familiare – che personale, di donna. Metterò a supporto anche le mie esperienze passate e anche presenti in merito alla educazione dei bambini»
Come vedi Perugia nei prossimi cinque anni?
«Spero di vederla bene…! Spero che Vittoria Ferdinandi possa vincere. In un’ottica positiva vedo una Perugia più viva, inclusiva e più partecipata. Vedo una Perugia che abbia anche una visione prospettica, a differenza della Perugia attuale che è abbastanza statica e che non è proiettata verso il futuro.
Quando parlo di inversione di paradigma – tornando al discorso della partecipazione – la vedo anche dal punto di vista culturale. Spero vivamente che tra cinque anni ci sia una Perugia che produca cultura e che abbia una visione prospettica anche dal punto di vista, per esempio, dei contenitori. Attualmente abbiamo dei bellissimi e grandi contenitori ma non abbiamo purtroppo una visione globale e unica di dove vogliamo arrivare. Faccio un esempio, noi abbiamo ora il Pavone e il Turreno, ma manca una visione culturale che vada oltre l’immediato. Nei prossimi cinque anni spero che il problema venga risolto andando a individuare che cosa fare di questi contenitori, chi e come deve gestirli. Ciò non deve avvenire alla fine dei lavori – come accade attualmente – ma all’inizio della programmazione anche attraverso un coinvolgimento di tutti quelli che sono gli stakeholders e la creazione di una rete culturale.
Altrimenti, se questo non avviene, fra cinque anni ci ritroveremo con tanti bellissimi spazi vuoti o semivuoti perché magari si faranno concorrenza.
In ultimo c’è il discorso della meravigliosa Rocca Paolina. È stata la figlia negletta dell’amministrazione. Improvvisamente, in limine mortis, sono trovati dei fondi per andare a intervenirvi, ma anche qui c’è lo stesso problema: nel momento in cui si trovano dei fondi, non si ha idea di cosa fare. Che cosa deve essere la Rocca Paolina? Deve essere un museo o semplicemente un passaggio? Non si può pensare di fare tutti questi interventi senza avere un’ottica globale, unica e prospettica. Perché poi tra cinque anni questi progetti falliranno»
Costanza grazie per il tuo tempo e in bocca al lupo.
di Redazione













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