Buongiorno Professoressa Pistoia e grazie per essere con noi oggi.
“Buongiorno a voi e grazie per l’invito.”
Professoressa, cosa c’è da cambiare nell’attuale Europa?
“L’attuale Europa viene vista da molti, soprattutto da chi la conosce poco, con diffidenza, come un oggetto lontano e complicato. In parte è vero, perché l’Unione Europea è un ibrido: non è né uno stato federale né una semplice organizzazione internazionale, ma una via di mezzo. Gli stati membri l’hanno creata così perché la volevano in questo modo, e ciò ha permesso, dagli anni ’50 ad oggi, di compiere passi importantissimi che sono diventati parte integrante della nostra vita quotidiana, spesso senza che ce ne rendiamo conto.”
Può farci qualche esempio concreto?
“Certamente. Pensiamo alla libera circolazione delle persone. Fino a qualche decennio fa, per andare in Francia, ad esempio, era necessario il passaporto e si dovevano affrontare controlli. Oggi, i controlli di sicurezza che incontriamo in aeroporto sono effettuati dalle compagnie aeree per motivi di sicurezza, non per necessità burocratiche. Inoltre, se qualcuno avesse voluto lavorare in un altro paese europeo, non sarebbe stato affatto automatico. Ricordo l’incidente di Marcinelle: gli italiani che andarono a lavorare nelle miniere del Belgio lo fecero grazie a specifici accordi tra Stati. Oggi, possiamo spostarci e lavorare in altri paesi europei con molta più facilità, grazie all’integrazione europea.”
Quali sono i principali vantaggi derivati dall’integrazione europea?
“I vantaggi sono stati numerosi. La libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali ha trasformato la vita di tutti noi. Tuttavia, l’Unione Europea rimane un oggetto ibrido e questo provoca diffidenza. È un’entità complicata e, per molti, difficile da comprendere.”
Qual è la proposta del Movimento Stati Uniti d’Europa per superare queste complicazioni?
“L’idea è di eliminare le complicazioni residue derivanti dalla natura ibrida dell’Unione Europea, trasformandola in uno stato federale simile agli Stati Uniti d’America. Parlo di similitudine nella tipologia, non nel contenuto: questo nuovo stato lo costruiremo come vogliamo. L’obiettivo è eliminare le complicazioni che causano diffidenza verso l’Unione Europea, permettendo a tutti di comprendere e apprezzare i vantaggi straordinari che l’integrazione europea ha portato e può continuare a portare.”
Secondo lei, quale sarà l’impatto di questi cambiamenti sull’atteggiamento dei cittadini verso l’Europa?
“Sono convinta che, eliminando le complicazioni e facendo un passo avanti verso una struttura federale, potremo ridurre la diffidenza e aumentare la comprensione e l’apprezzamento dei cittadini verso l’Unione Europea. Questo permetterà di riconoscere i benefici che derivano dall’integrazione e rafforzare il senso di appartenenza a una comunità più ampia.”
La sua esperienza internazionale le ha permesso di condividere idee e progetti con altri paesi europei. Esiste una diversa capacità di interpretazione dell’Europa tra i paesi della comunità?
Sicuramente, esiste una diversa capacità di interpretazione dell’Europa tra i vari paesi della comunità. Tuttavia, l’Unione Europea si basa su valori e principi comuni che rappresentano il nostro nucleo solido e che ci tengono uniti. La democrazia, lo stato di diritto, l’indipendenza della magistratura, la libertà di stampa e la trasparenza dell’informazione sono fondamentali per tutti noi. Questi sono i motivi per cui stiamo insieme e vogliamo continuare a farlo.”
Può approfondire questa idea di unità nella diversità?
“Certo. Sebbene gli stati membri condividano valori fondamentali, essi rimangono diversi tra loro. Questa diversità è una delle caratteristiche più preziose dell’Unione Europea. Onestamente, non cambierei questo aspetto nemmeno nella nuova forma di stato federale che auspichiamo. È importante che gli stati mantengano sacche di autonomia anche significative. Attualmente, nell’Unione Europea, ci sono settori in cui gli stati hanno obblighi comuni, ma conservano anche una forte autonomia. Questo è scritto nei trattati dell’Unione ed è previsto nell’ordinamento.”
Quindi, la diversità tra gli stati è un valore aggiunto per l’Unione Europea?
“Assolutamente sì. Se vogliamo rimanere uniti pur conservando le nostre differenze, dobbiamo rispettare il motto dell’Unione Europea: ‘Uniti nella diversità’. Non possiamo rinunciare a questo principio e certamente non lo chiediamo. La forza dell’Europa risiede proprio nella sua capacità di unire diversi popoli e culture sotto un unico ombrello di valori condivisi, permettendo al contempo agli stati di mantenere la propria identità.”
Secondo lei, come può l’Unione Europea migliorare ulteriormente la coesione tra gli stati membri, pur mantenendo questa diversità?
“Penso che l’Unione Europea debba continuare a promuovere il dialogo e la cooperazione tra i paesi membri, rispettando le loro specificità. Dobbiamo lavorare per rafforzare le strutture comuni e migliorare la governance europea, eliminando le complicazioni derivanti dalla natura ibrida dell’Unione. Così facendo, potremo fare un passo avanti verso una federazione che rispetti e valorizzi la diversità dei suoi membri, mentre garantisce i benefici dell’integrazione.”
Professoressa Pistoia, per chiudere, mi ha colpito una frase che ha detto durante l’incontro che avete organizzato a Perugia: ‘Siamo l’unica forza politica a parlare di Europa in questa campagna elettorale!’ È davvero così?
“Sì, è proprio così. Fino ad ora, abbiamo cercato di mettere l’Europa al centro del nostro dibattito. Al contrario, le altre forze politiche sembrano concentrate principalmente su temi nazionali. Questo è un problema perché, quando i nostri rappresentanti arriveranno al Parlamento Europeo, dovranno affrontare questioni europee, non solo italiane. Se durante la campagna elettorale non si parla di Europa, significa che gli eletti non saranno realmente tenuti a rispondere su questi temi agli elettori, dato che non sono stati parte del dibattito pubblico.”
Quindi, la vostra lista ha deciso di focalizzarsi su temi europei per una questione di responsabilità verso gli elettori?
“Esattamente. Abbiamo scelto di parlare di temi europei perché riteniamo che siano di fondamentale importanza per tutti noi. È una scelta consapevole, volta a sottolineare quanto l’Europa influenzi la nostra vita quotidiana e il nostro futuro. Secondo me, c’è una certa responsabilità delle altre forze politiche nel non sottolineare adeguatamente l’importanza delle questioni europee. Questo porta a una mancanza di consapevolezza tra gli elettori su ciò che realmente accade a livello europeo e su come le decisioni prese a Bruxelles o Strasburgo influiscano direttamente sulle loro vite.”
Perché crede che le altre forze politiche non pongano la stessa enfasi sui temi europei?
“Penso che ci sia una sorta di miopia politica, dove le priorità immediate e nazionali sembrano più urgenti o più facilmente comprensibili per gli elettori. Tuttavia, questo approccio è miope perché trascura l’importanza delle politiche europee e il loro impatto a lungo termine. Parlare di Europa richiede un’analisi più profonda e un impegno a spiegare complesse dinamiche politiche ed economiche, cosa che forse molte forze politiche evitano per non complicare la loro campagna elettorale.”
Secondo lei, cosa si potrebbe fare per aumentare la consapevolezza e l’interesse degli elettori italiani verso le tematiche europee?
“È fondamentale iniziare dalle basi: l’educazione civica e l’informazione. Le scuole dovrebbero giocare un ruolo chiave nel formare cittadini consapevoli dell’importanza dell’Unione Europea. Inoltre, i media dovrebbero dedicare più spazio e approfondimenti alle questioni europee. Infine, è cruciale che tutti i partiti politici inseriscano le tematiche europee nelle loro agende elettorali, facendo capire agli elettori che molte delle decisioni che influenzano la loro vita quotidiana vengono prese a livello europeo.”
Professoressa Pistoia, grazie per il suo tempo e le sue preziose considerazioni.
“Grazie a voi e buon lavoro.”
di Stefano Giommini












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