Verso il voto – la Visione per l’Europa di Valentina Pococacio, unica candidata umbra del Movimento 5 Stelle alle elezioni europee

Valentina Pococacio, in sintesi cosa c’è da cambiare nell’attuale Europa?


“Vogliamo un’Europa più giusta, più verde, più inclusiva e in cui la pace torni ad essere un obiettivo imprescindibile per la prosperità dei popoli”.

Sul tema della guerra il Movimento 5 Stelle ha una posizione molto chiara. Cosa significa oggi essere costruttori di pace?

“Le prossime elezioni europee saranno uno spartiacque. Da una parte potrete votare chi ci sta portando a un’escalation militare, alimentata voto dopo voto da quasi tutti i partiti e dall’altra i costruttori di pace come il M5S, quelli che sostengono che la pace si ottenga con meno armi e più diplomazia. La nostra posizione è chiara. Il nostro intento è quello di andare in Europa come costruttori di pace. La politica estera europea deve focalizzarsi sul rispetto dei diritti umani, dello stato di diritto, delle libertà individuali, della democrazia e dello sviluppo sostenibile del mondo. L’Europa deve tornare ad essere protagonista dello scenario internazionale promuovendo azioni diplomatiche volte al cessate il fuoco e all’avvio dei negoziati”.

Può farci un esempio concreto?

“La difesa comune deve essere uno strumento di peacekeeping e non un pretesto per aumentare la spesa. È necessaria una razionalizzazione della spesa militare: la spesa totale prevista per il 2024 per tutti i paesi dell’Unione Europea è di 350 miliardi. Dieci anni fa era di 235 miliardi (l’attuale budget della Cina) il che vuol dire che è aumentata del 60%. Ma soprattutto significa che i paesi vanno in ordine sparso. Si tratta quindi non di spendere miliardi di programmi di riarmo, ma di spendere meglio. E per la prima volta il bilancio dell’Unione Europea ha destinato un budget di 500 milioni proprio per le spese militari, fondi che erano destinati a tutt’altro. Il Movimento 5 Stelle ha votato contro al Parlamento europeo al Regolamento ASAP, che prevede il dirottamento di questi 500 milioni di euro verso l’acquisto di missili, armi e munizioni da donare all’Ucraina. È la prima volta nella storia che il bilancio comunitario finanzia direttamente la produzione di armamenti. La transizione militare si sta sostituendo alla transizione ecologica”.

Se dovesse essere eletta, quali saranno i suoi obiettivi?

“Sono l’unica candidata umbra del Movimento 5 Stelle ed i miei obiettivi sono strettamente legati alle istanze di questo territorio. Negli ultimi anni il mio impegno come portavoce del M5S in consiglio comunale è stato legato alla transizione ecologica e alla questione ambientale. Venendo da una città come Terni so cosa significa vivere in un territorio che è stato laboratorio di scelte politiche sbagliate e dannose per i cittadini. Un luogo dove il Ministero della Salute ha rilevato un eccesso di mortalità proprio per l’impatto dell’inquinamento sul territorio. Sono tanti i comuni della nostra regione che rischiano di pagare la politica nera delle destre in termini di ambiente e salute. Scelte sbagliate come quelle che stanno portando a un Piano rifiuti che prevede l’apertura di un nuovo inceneritore. La destra in Umbria non è stata in grado di cogliere le indicazioni europee che spingono per superare gli inceneritori a vantaggio di tecnologie per il massimo recupero di materia”.

Perchè dire no all’incenerimento e sì al massimo riuso e riutilizzo della materia?


“One Health è un termine utilizzato per descrivere un principio che riconosce che la salute umana, animale e dell’ambiente circostante sono interconnesse. Nel programma del Movimento 5 Stelle per le elezioni europee questo concetto viene utilizzato come principio cardine per approcciarsi anche a temi come quello dei rifiuti. Bruciare i rifiuti ha costi altissimi per la salute e per l’ambiente. Il paradosso è impiegare energia e denaro per estrarre materia prima, lavorarla e costruire nuovi prodotti che poi a un certo punto diventano rifiuti da buttare via. E’ un circolo vizioso. Ogni volta inseriamo nuova materia, nuova energia, nuovo denaro e alla fine creiamo un rifiuto, cioè un problema. Il percorso che comincia con produzione di energia e materia e finisce con il buttare via un prodotto è un paradosso”.

Se gli umbri dovessero votarla, quale sarà il primo atto che porterà in Parlamento europeo?


“La salute è un diritto fondamentale e lavoreremo per migliorare la qualità della vita di ogni europeo, promuovendo una sanità che sia inclusiva e accessibile. L’emergenza pandemica ha messo in luce la centralità della questione legata allo smantellamento della sanità pubblica. In Umbria ormai l’accesso alle cure e il diritto alla salute è gravemente compromesso, per colpa soprattutto delle scelte politiche della destra che hanno portato la nostra regione a essere tra quelle che meno di tutte hanno centrato gli obiettivi strategici legati al PNRR. Un limite che ha impedito di mettere a terra progetti in grado di toccare nodi infrastrutturali, sociali, economici che questo fiume di risorse, arrivate grazie a Giuseppe Conte, poteva garantire. Venendo da una regione dove la sanità pubblica rischia di collassare sento il dovere di mettere in cima alla nostra azienda politica questo tema. Ritengo fondamentale che l’Unione europea renda più flessibile il Patto di stabilità e crescita, consentendo lo scomputo degli investimenti nel settore sanitario dal calcolo del deficit pubblico, così come quelli sulle politiche sociali considerando che ormai i comuni hanno perso ogni strumento operativo per il sostegno alle persone fragili”.

Quali sono a suo parere i limiti delle istituzioni europee, anche in rapporto alle realtà nazionali e regionali?

“Il primo limite delle politiche europee è di avere al governo nazionale e locale non in grado di lavorare al fianco delle istituzioni europee e seguirne gli indirizzi. Un limite a cui sopperiscono diffondendo false notizie o portando avanti decisioni che ci lasciano ancorati a un passato non più sostenibile. Faccio l’esempio sulla direttiva per le case green, una direttiva che principalmente è rivolta agli edifici pubblici e invita gli stati membri ad adottare misure di sostegno economico per assicurare una riduzione nel livello medio di energia primaria utilizzata, ma che viene raccontata solo per fare terrorismo sui cittadini proprio mentre si levano gli incentivi per migliorare la classe energetica delle abitazioni. Lo stesso vale per il Piano rifiuti o per altre questioni”.

Uno dei provvedimenti più discussi durante la scorsa legislatura è stata la cosiddetta direttiva sull’efficientamento energetico degli edifici.


Per mesi si sono alimentate la fake news della eco-patrimoniale (non è assolutamente vero. Nella direttiva non c’è nessun divieto di vendita o affitto delle case con bassa performance energetica) e invece sono state aumentate le tasse sulla vendita degli immobili ristrutturati nell’ultima Manovra del governo Meloni. Il Movimento 5 Stelle condivide gli obiettivi della direttiva europea per l’efficientamento energetico degli edifici. Edifici con classi energetiche più alte comportano un un aumento del loro valore, un risparmio in bolletta per i cittadini e meno inquinamento. Tuttavia bisogna fare i conti con la realtà. Non possiamo cambiare il parco edilizio del nostro Paese dall’oggi al domani: servono gradualità e politiche come il Superbonus che si sono rivelate pioniere in Europa. Oggi in Italia gli edifici rappresentano il 40% dei consumi energetici e il 36% delle emissioni nocive, è dunque necessario intervenire così come ci indica l’Europa. Questa direttiva mette in evidenza la necessità di massicci investimenti nell’efficientamento degli edifici, non solo in Italia”.

L’Unione Europea si trova in un momento cruciale nella lotta contro il cambiamento climatico. Qual è la sua posizione a riguardo?


“Il Green Deal Europeo segna il cammino verso un futuro sostenibile, con l’ambizione di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra e promuovere l’uso delle energie rinnovabili. Tuttavia, nell’ultimo periodo della legislatura, c’è stata una tendenza a ridimensionare queste misure: dobbiamo assolutamente invertire questa rotta. Il Movimento 5 Stelle è da sempre profondamente radicato ai principi di tutela ambientale e sostenibilità: non a caso siamo stati riconosciuti come la prima forza ecologista in Italia. Questo non è solo un titolo, ma un impegno che ci viene confermato da uno studio autorevole di un’associazione ambientalista di prestigio. Questo riconoscimento sottolinea la nostra dedizione e il nostro lavoro costante verso un futuro più verde e sostenibile per il nostro paese e per il mondo intero”.

Tra le priorità del programma del Movimento 5 Stelle in Europa c’è la tolleranza su corruzione e conflitti d’interesse.

“La lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione è al centro del nostro programma. Il cosiddetto ‘metodo Antoci’ che obbliga i Comuni e le Prefetture a vigilare sulle certificazioni presentate dalle aziende che chiedono accesso ai fondi europei della PAC va esteso in tutti gli Stati membri. Questi flagelli non conoscono confini e minacciano il tessuto stesso della nostra società. Vogliamo un’Europa che sia capace di combatterli con determinazione e efficacia. In sintesi, direi che servono regole più dure contro conflitti d’interessi e stop alle porte girevoli per incarichi politici-affari. Norme anti-Qatargate come il divieto consulenze da Stati stranieri agli europarlamentari. Uno scudo contro riciclaggio e mafie e una banca dati europea per contrastare le frodi”.

di Redazione

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