María Teresa, Minerva e Patria Mirabal e la lotta alla dittatura di Rafael Trujillo

Come l’omicidio di tre sorelle ha fatto vacillare un regime totalitario 

(Mondo) L’omicidio: è il 25 novembre 1960 e la Repubblica Dominicana si trova sotto uno dei regimi più spietati e sanguinari che la storia abbia mai conosciuto: quello del generale Rafael Leónidas Trujillo Molina, salito al potere nel 1930 a seguito di un colpo di stato.
Quattro cadaveri vengono ritrovati nei pressi di La Cumbre: sono María Teresa, Minerva e Patria Mirabal e il loro autista Rufino De la Cruz. Stavano tornando a casa dopo aver fatto visita ai mariti di María Teresa e Minerva, incarcerati dal gennaio dello stesso anno, quando alcuni uomini del generale fermarono l’auto e, dopo aver torturato le donne e l’autista, posero fine alle loro vite.

Per celare il fatto, la macchina venne fatta precipitare da un’altezza di 150 metri, simulando un incidente. L’insabbiamento, però, destò molti sospetti e non passò inosservato alla comunità internazionale, che condannò il fatto come vero e proprio omicidio. Di lì a pochi mesi sette militari volteranno le spalle al leader: il 31 maggio 1961 Trujillo verrà assassinato nei pressi della capitale.

Il regime e il Movimento del 14 giugno . Quello del generale Trujillo viene ricordato come un regime particolarmente repressivo: si stima che più di 60mila oppositori politici vennero uccisi.
Trujillo promosse una politica volta al culto della personalità: Santo Domingo venne ribattezzata come Ciudad Trujillo ed era obbligatorio esporre un ritratto del leader nella propria abitazione.

La dittatura fu inoltre artefice di una vera e propria pulizia etnica: il dittatore attuò un massacro ai danni degli haitiani che vivevano nelle zone di confine, con l’obiettivo di creare un paese dalla carnagione bianca (blanquismo), uccidendo più di 20mila persone.

Per distogliere lo sguardo dalle atrocità commesse – e con il secondo obiettivo di “schiarire la popolazione” – Trujillo accolse a braccia aperte gli ebrei che scappavano dal vecchio continente e gli spagnoli che fuggivano alla guerra civile.

La famiglia Mirabal, nonostante appartenesse al ceto medio, era ostile al regime. Il rifiuto da parte di Minerva, la figlia minore, delle avances di Trujjilo ad una festa nel 1949 venne visto come un oltraggio: il padre venne incarcerato e Minerva, una volta conseguita la laurea in legge, non poté praticare da avvocato. È proprio tra le aule universitarie che Minerva conobbe Manolo Tavarez Justo, suo futuro marito, con il quale fondò nel 1959 il movimento di resistenza clandestino “Movimiento 14 de Junio”, al quale presero parte anche le sorelle María Teresa e Patria.

Le tre, con il nome in codice di “Mariposas” (farfalle) organizzavano incontri clandestini e distribuivano pamphlets che condannavano le azioni di Trujillo. Nel gennaio del 1960 i rappresentanti del movimento di riunirono per preparare un golpe, ma le spie di Trujillo erano ovunque e molti, tra cui Minerva, María Teresa e i loro mariti, vennero arrestati.

Dopo pochi mesi, le sorelle vennero rilasciate e continuarono con l’attività clandestina di trasmissione delle informazioni.

Il 25 novembre vennero assassinate e in loro memoria è stata istituita la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

 

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