A Palazzo della Penna 150 opere delle prime designer del Bauhaus

La mostra traccia il ritratto di un’epoca: gli anni ’20 a Weimar e la condizione femminile

Le donne di Weimar e il Bauhaus
(Perugia)  La mostra “Le ragazze del Bauhaus e il caso Margarete Heymann” – in esposizione a Palazzo della Penna fino al 13 settembre 2026 – è il ritratto di un’epoca.
Repubblica di Weimar, 1923: l’architetto Walter Gropius, dopo l’emanazione di una legge che permette l’accesso alle donne all’Istruzione Artistica Superiore, apre le porte del prestigioso Bauhaus alle studentesse.

Opere del "Laboratorio di Tessitura" - mostra "Le ragazze del Bauhaus e il caso Margarete Heymann" - Foto di Francesca Maschio
Opere del “Laboratorio di Tessitura” – Foto di Francesca Maschio

La condizione femminile a Weimar è una delle più progressiste di tutta Europa: la Costituzione del 1919 proclama il diritto di voto alle donne, l’uguaglianza tra i sessi, la non discriminazione delle impiegate, i diritti di maternità, l’uguaglianza all’interno del matrimonio.

Le donne della Repubblica di Weimar sono ben distanti dagli stereotipi femminili: portano pantaloni, gonne al ginocchio, scarpe basse, tagli di capelli corti e possono rivestire cariche politiche e istituzionali.

Al Bauhaus però, nonostante Gropius annunci nel discorso inaugurale “l’uguaglianza assoluta”, le nuove iscritte sono relegate in un primo periodo dal “Consiglio dei maestri” al “Laboratorio di tessitura”. Non tutte le ragazze però accettano di lavorarci, e molte si rivolgono ai laboratori di ceramica, del ferro, del legno, di grafica e di pittura murale.

Con l’avvento del nazismo, l’unica aspirazione possibile per le donne torna ad essere quella di diventare madri e di occuparsi della famiglia: non possono più ricoprire cariche pubbliche e gli studi universitari vengono scoraggiati.
Dal 1933 inoltre inizia la persecuzione degli ebrei, che vengono prima esclusi dalla vita pubblica e poi privati dei loro averi. Molte ragazze del Bauhaus hanno origini ebraiche, e sono costrette ad abbandonare gli studi e a vendere forzatamente le proprie imprese: è il processo di “arianizzazione”.

 

La mostra

Foto degli edifici del Buahuas di Lucia Moholy - Foto di Francesca Maschio
Foto degli edifici del Buahuas di Lucia Moholy – Foto di Francesca Maschio

È proprio in questa atmosfera che i curatori Carlo Terrosi e Roberto Terrosi vogliono trasportare i visitatori. Le sale di Palazzo della Penna raccolgono le storie di diverse donne che hanno rivoluzionato il design del XX secolo: Margarete Heymann; Marianne Brandt, che divenne la Maestra del Laboratorio dei Metalli; Gunta Stölzl e Anni Albers, che diressero un Laboratorio dei Tessuti; Lucia Moholy, che vide le sue foto del Bauhaus pubblicate su libri e cataloghi senza la sua firma, e dovette fare causa a Gropius per vedere riconosciuto il proprio diritto a essere citata come autrice.

Le opere esposte sono 150 tra fotografie, litografie, ceramiche, tessuti, oggetti in metallo e lampade. Raccontano di un’epoca fatta di innovazioni e sperimentazione.

 

 

Il caso Margarete Heymann

Alcune ceramiche di Margarete Heymann - Foto di Francesca Maschio
Alcune ceramiche di Margarete Heymann – Foto di Francesca Maschio

Artista centrale nella mostra è Margarete Heymann, una delle prime studentesse del Bauhaus che, lasciata la Scuola, decise di aprire una fabbrica di ceramiche innovative, con disegni e forme ispirate ai suoi maestri Klee e Kandinskij, la Hael (dalle inziali di Heymann e Loebenstein – il cognome del marito -).
Dal 1933 però la designer, per via delle sue origini ebraiche, subì la persecuzione nazista e fu costretta a vendere la fabbrica, la cui direzione passò a Hedwig Bollhagen, ex-direttrice artistica dalla fabbrica di Veltern.
Margarete Heymann nel 1936 si trasferì in Inghilterra, dove aprì la Grete Pottery, e non fece più ritorno in Germania.
La Bollhagen continuò a produrre con gli stampi creati da Margarete Heymann fino agli anni ’60. Dopo l’occupazione sovietica, Hedwing Bollhagen divenne a tutti gli effetti proprietaria della fabbrica, continuando a lavorarci fino al 2001.

Alcune ceramiche di Margarete Heymann - foto di Francesca Maschio
Alcune ceramiche di Margarete Heymann – foto di Francesca Maschio

Nell’estate del 2008 ci sarebbe dovuta essere la realizzazione di un Museo a Potsdamm dedicato a Hedwing Bollhagen, ma gli studi di Ursula Hudson-Wiedenmann rivelarono che la ceramista aveva tratto vantaggio dall’arianizzazione della fabbrica di Margarete, utilizzando per anni i suoi stampi e i suoi progetti.
Si dovranno aspettare ancora dieci anni perché Margarete Heymann venga ricordata e celebrata come figura centrale nell’arte contemporanea. Solamente nel 2018 Colonia, sua città natale, le ha dedicato una mostra al Museo del Design, mentre il Museo Brohan di Berlino le ha dedicato una grande esposizione con 250 opere nel 2023.

 

 

 

Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.