A Novara la simulazione di maxi-emergenza del Crimedim: soccorsi a prova di catastrofe

Come ogni anno, il centro di ricerca dell’Upo ha ricreato uno scenario critico per testare la macchina dei soccorsi e formare i futuri professionisti

(Novara) Una fuga di sostanze chimiche e un incidente tra un’auto e un bus carico di studenti sono state le due situazioni ideate dal Crimedim (Center for Research and Training in Disaster Medicine, Humanitarian Aid and Global Health), che si sono trovate di fronte le squadre di intervento venerdì 29 maggio.

Questo evento è diventato ormai una tradizione annuale per il Crimedim, ente dell’Università del Piemonte Orientale (Upo) che si occupa proprio dello studio e della gestione delle maxi-emergenze. Il Crimedim rappresenta una delle poche realtà presenti nel territorio nazionale specializzate in questo campo e ha già collaborato in diversi contesti di crisi tra cui quelli di Ebola e Covid. Inoltre alla struttura è stata riconfermata di recente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la qualifica di “Centro collaboratore per la formazione e la ricerca nella medicina delle emergenze e dei disastri“, a rinforzo del ruolo di riferimento nella materia a livello internazionale. Infatti l’istituto è già riconosciuto al di fuori del confine nazionale per alcuni progetti quali il DisasterSism, che utilizza tecnologie avanzate di simulazione per formare il personale sanitario, e lo “European Master in disaster medicine” (Emdm). Quest’ultimo è svolto in collaborazione con l’università Vrije Universiteit Brussel e vi partecipano gli specialisti interessati alla medicina dei disastri da tutto il mondo: tra gli ex masterizzandi c’è Ahmadreza Djalali, il ricercatore e medico svedese di origini iraniane divenuto noto alla cronaca per il suo arresto nel 2016 in Iran con l’imputazione di spionaggio. Questo avvenimento aveva scatenato forti proteste perché l’accusa era stata ritenuta infondata da molti tra cui lo stesso Crimedim e Amnesty International che continuano a battersi per la sua liberazione.

In particolare questa maxi-emergenza costituisce il momento conclusivo dell’Emdm, in cui i masterizzandi possono mettere in pratica quello che hanno imparato nelle lezioni. Tra gli argomenti trattati, uno degli aspetti più rilevanti è la gestione delle risorse disponibili poiché una delle caratteristiche di questi scenari e delle catastrofi è proprio quella di sopraffare le capacità di risposta della macchina di primo soccorso. 

Alla prova sul campo hanno preso parte medici e infermieri delle zone limitrofe, nonché alcuni Vigili del Fuoco e volontari della Croce Rossa. Anche l’Esercito ha partecipato con il 3° Reparto Sanità “Milano” che ha allestito il punto medico avanzato: non un comune ospedale da campo ma una struttura modulare estremamente all’avanguardia comprendente un blocco operatorio per gli interventi urgenti. A ricoprire i ruoli delle vittime sono stati invece gli studenti di medicina dell’Upo, sia della sede di Novara sia di quella di Alessandria. La scelta non è casuale ma motivata dalla necessità di avere soggetti che conoscano le caratteristiche della patologia che interpretano e degli effetti dei trattamenti sul loro quadro. Per aumentare la fedeltà della simulazione si è ricorso alla tecnica del “moulage”, termine con cui si indica una sottospecializzazione del truccaggio volta a ricreare l’aspetto di determinate lesioni o condizioni.

Nel caso di quest’anno l’evento si è suddiviso in due ambientazioni: una vicina ad un sito industriale dove è stata ricreata una contaminazione da sostanze chimiche,  un’altra su una strada con lo scontro tra una macchina e un pullman pieno di studenti. Allo stesso tempo la giornata ha rappresentato una grande opportunità per testare la macchina degli interventi, utile per verificarne l’efficacia e le eventuali criticità per poterle risolvere prima che si presentino in una situazione reale.

La speranza naturalmente è sempre quella che realtà del genere continuino a esistere solo nel perimetro controllato delle esercitazioni.

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