A Porta Santa Margherita si rievoca lo storico ingresso dei granatieri [video]

Una sentita manifestazione di memoria popolare

(Inviato Cittadino)

(Perugia) Una mattinata densa di eventi per commemorare la liberazione di Perugia dal giogo papalino.

Don Marco Briziarelli, dall’altare di S. Maria Nuova, al termine della celebrazione delle 9:30, invita alla partecipazione. La Chiesa ha ormai rimosso antichi rancori per la fine di un potere temporale che non trovava giustificazione storica né teologica. Dunque: pace fatta tra laicismo e religione.

Fu don Elio Bromuri, storico direttore del settimanale diocesano “La Voce”, all’atto del conferimento dell’iscrizione all’Albo d’Oro del Comune di Perugia, da lucida intelligenza e alta spiritualità, a manifestare vicinanza alla laicizzazione del governo della città. E non stupisce che il direttore della Caritas faccia oggi altrettanto. Era il 2010. Questo prestigioso riconoscimento era stato conferito a don Elio per il suo straordinario impegno come sacerdote, giornalista e promotore del dialogo tra Chiesa e società civile.

Dopo Porta S. Antonio, Porta S. Margherita. Dopo la cerimonia alla sommità di quello che, non a caso, si chiama Corso Bersaglieri, in memoria della radiosa giornata, il corteo delle autorità e delle rappresentanze si è spostato a Porta Santa Margherita. E anche qui la manifestazione ha coinvolto in modo totale e incondizionato i numerosi partecipanti.

È quindi seguito l’omaggio alla lapide da parte di Ferdinandi, Vescovi e Silvestrini.

Una folta rappresentanza dei Granatieri, con Maurizio Ceccotti, presidente dell’Associazione nazionale “Granatieri di Sardegna” dell’Umbria, includendo tutte e sei le sezioni umbre, ha deposto la consueta corona ai piedi della lapide che ricorda i tragici/magici eventi della presa della città con sfondamento della Porta da parte del mitico Giovanni Ruggia, facente parte del Corpo degli Zappatori di Sardegna.

Poche ma efficaci parole, comprendenti le felicitazioni alla città e all’amministrazione, rappresentata dalla sindaca Vittoria Ferdinandi. Insieme al proposito di reiterare in modo sempre più convinto e partecipato questa collaborazione anche nei prossimi anni. Poi gli squilli di tromba, gli onori militari, tutto il rituale che accompagna e impreziosisce questo tipo di eventi.

La Porta attuale non è quella originale. Diversamente, mal si spiegherebbero i colpi di artiglieria provenienti dalla guarnigione degli svizzeri di San Domenico. Insomma: i conti non tornano. Della Porta restano alcune tracce che è possibile individuare.

Costanza Bondi, in rappresentanza del comitato tecnico-scientifico dell’Isuc (e che abita in una costruzione adiacente), è stata artefice di questa puntuale spiegazione, accompagnando un gruppo di amici interessati alla questione. Ammirato stupore della sindaca e dei convenuti. Accolti amichevolmente dalla signora Anna Maria Rossini Bondi nel giardino pensile della propria abitazione. Da lì furono sparati alcuni colpi e certamente vi si svolse un brano di storia cittadina.

La toponomastica racconta. L’attuale Porta è situata alla metà delle scalette di via Bonaccia, fra via Imbriani e la sottostante via XIV settembre  (già Campo Battaglia, in memoria della sassaiola) la quale porta questo nome a perpetua memoria degli eventi che si dipanarono in quella data dell’anno 1860. 

Una festa memorabile. Forse, mai come quest’anno la città ha celebrato la recuperata libertà. Proprio la laicissima Perugia che vanta ben 23 chiese intestate alla Vergine Maria, a soli due giorni di distanza dalla Festa della Madonna delle Grazie del 12 settembre. Festa religiosa e laica in felice sintesi.

Selfie e richieste di scatti alla Ferdinandi. La sindaca va a ruba e si concede volentieri alle tante richieste di amici vecchi e nuovi che le vogliono essere immortalati accanto. Sarà la novità della prima donna alla guida della città, sarà quel sorriso (da tanti criticato) che suscita simpatia (o antipatia, a seconda delle appartenenze). Ma le cose sono andate esattamente così.

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