Sentieri accessibili, formazione e comunicazione multisensoriale: il Parco Nazionale dei Monti Sibillini offre un modello di inclusione nelle aree protette.
“INCLUSIVITÀ: Orientamenti e strategie finalizzati a promuovere la coesistenza e la valorizzazione delle differenze.” (Enciclopedia Treccani)
Questa è la visione che ha portato il Parco Nazionale dei Monti Sibillini a ricevere il riconoscimento “Parco Inclusivo 2026”. Lo scorso mese, nell’ambito del concorso fotografico “Obiettivo Terra”, svoltosi a Roma, la direttrice del Parco Maria Laura Talamè ha ricevuto il riconoscimento dalle mani di Stefano Maiandi, presidente di FIABA (Fondo Italiano per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche), insieme ai promotori del concorso – Fondazione UniVerde, Società Geografica Italiana e Federparchi – per l’impegno dimostrato nel rendere la natura più accessibile alle persone con disabilità.
Accessibilità alla natura: Sentieri per tutti. Il riconoscimento si fonda su un insieme di interventi che, negli anni, hanno trasformato il Parco in un modello di accessibilità e inclusione. Tra i più significativi figurano i “Sentieri per Tutti”, progettati con pendenze controllate, cordolature di orientamento e pavimentazioni stabilizzate ed ecocompatibili.
Così il percorso attorno al Lago di Fiastra consente di camminare lungo tutta la riva; mentre il sentiero di Forca di Presta consente di vivere anche l’emozione dell’alta quota. Grazie all’utilizzo delle jöelette, speciali carrozzine monoruota guidate da accompagnatori appositamente formati, anche persone con difficoltà motorie possono affrontare sentieri di montagna e godere dei panorami.
Lo stesso principio guida anche i servizi di accoglienza. Il Rifugio Belvedere è stato progettato per prolungare l’esperienza oltre il sentiero, ospitando attività e percorsi dedicati anche a persone con esigenze specifiche, dal pernottamento in tenda ai programmi di “montagnaterapia”.
L’accesso a un mondo di sensazioni. L’accessibilità alla natura, però, non si esaurisce nella qualità delle infrastrutture. Un percorso realmente inclusivo passa anche attraverso una comunicazione multisensoriale, linguaggi semplici e una preparazione specifica degli operatori, affinché ogni visitatore possa orientarsi, comprendere il paesaggio e viverlo secondo le proprie capacità.
Questo approccio affonda le radici nel progetto “Parchi per tutti”, avviato nei primi anni Duemila dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio per estendere la fruibilità delle aree protette a un pubblico più ampio. Le linee guida estendevano il concetto di accessibilità oltre gli aspetti strutturali, riconoscendo nel parco un luogo sicuro in cui promuovere relazioni tra persone e ambiente.

In questa prospettiva, ogni visitatore viene accompagnato lungo un percorso educativo di osservazione, ascolto ed esplorazione diretta della natura, favorendo autonomia, partecipazione e scoperta.
Una natura da vivere. La visione promossa dal ministero italiano, in realtà, si inserisce in un percorso internazionale avviato già negli anni Novanta con il programma Access Nature, delineato dalla National Wildlife Federation (USA). Un vero e proprio strumento pedagogico che permette a persone con disabilità motorie, sensoriali o cognitive di cimentarsi in attività insieme a coetanei senza disabilità, per consentire loro di sviluppare un certo senso di appartenenza a un luogo e a un gruppo.
Su questi principi si è sviluppato anche il progetto “Natura Accessibile”, promosso dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini insieme all’Istituto Pangea, che ha adattato quel modello educativo al contesto italiano. L’obiettivo resta lo stesso: favorire la partecipazione alle attività all’aria aperta attraverso strumenti, linguaggi e modalità capaci di coinvolgere persone con esigenze differenti.
Il riconoscimento “Parco Inclusivo 2026” valorizza così un percorso che interpreta l’accessibilità come parte integrante della tutela ambientale. Un approccio che amplia le possibilità di vivere la natura e ricorda come il valore di un’area protetta si misuri anche dalla capacità di far sentire ogni persona parte del territorio.













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