Tra colori e biodiversità, i Piani di Castelluccio si preparano alle settimane di massimo afflusso turistico
Con l’arrivo dell’estate, i Piani di Castelluccio di Norcia tornano a trasformarsi in uno dei paesaggi più riconoscibili dell’Appennino. La fioritura è già iniziata e nelle prossime settimane raggiungerà la sua fase più spettacolare, quando i campi dell’altopiano si accenderanno di sfumature che vanno dal giallo della senape al rosso dei papaveri, al blu dei fiordalisi fino al bianco-violetto dei fiori di lenticchia.
La celebre fioritura non è soltanto un fenomeno naturale spontaneo. È il risultato di una relazione secolare tra attività agricola e ambiente montano. La coltivazione della lenticchia di Castelluccio, documentata da secoli in quest’area, si basa infatti su tradizionali pratiche agricole, che prevedono continui avvicendamenti delle colture, favorendo così la presenza di numerose specie erbacee spontanee.
Anche le particolari condizioni climatiche contribuiscono a rendere unico questo paesaggio. Gli altopiani coltivati si estendono ad un’altitudine compresa tra i 1.300 e i 1.500 metri. L’alta quota e le basse temperature invernali limitano naturalmente la presenza di molti parassiti, consentendo la coltivazione senza ricorrere a pesticidi e permettendo alle numerose specie infestanti di svilupparsi accanto alle colture.
Leggere i colori del territorio. La fioritura non si presenta mai allo stesso modo. I campi destinati alla coltivazione della lenticchia e quelli lasciati a riposo cambiano di anno in anno, così come le diverse specie spontanee che vi si sviluppano. Per questo il mosaico di colori che caratterizza il Pian Grande assume ogni stagione configurazioni diverse.
Per gli abitanti del luogo, infatti, questi colori non hanno soltanto un valore estetico: tradizionalmente fungevano da indicatori delle diverse fasi di sviluppo delle colture e ancora oggi guidano i contadini nella scelta del momento migliore per la raccolta.
Quando il successo diventa una sfida. La straordinaria notorietà della fioritura ha però portato con sé nuove criticità. Negli ultimi anni la diffusione di immagini e contenuti sui social network ha contribuito ad aumentare ulteriormente l’attrattività di Castelluccio, concentrando migliaia di visitatori nei fine settimana centrali della stagione.
In passato l’afflusso di auto e camper ha provocato problemi di traffico, soste irregolari, danneggiamento delle colture, compromettendo i delicati equilibri ecologici del luogo. Una situazione resa ancora più complessa in seguito al terremoto del 2016, che ha colpito duramente il borgo, distruggendone il 90% e parte della rete stradale circostante.
Per ridurre le pressioni su questo fragile ecosistema il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, insieme ai Comuni di Norcia, Arquata del Tronto e Castelsantangelo sul Nera, ha confermato anche per il 2026 il Piano di Mobilità Sostenibilefinalizzato a conciliare conservazione ambientale ed esigenze economiche delle comunità locali.
Le regole per ammirare la fioritura. Nei fine settimana centrali della fioritura l’accesso a Castelluccio sarà regolamentato. Auto e camper dovranno essere lasciati nei parcheggi di prossimità, dai quali sarà possibile raggiungere il borgo tramite un servizio di navette dedicato.
Resterà invece consentito l’accesso ai mezzi a due ruote, ai residenti e ai soggetti autorizzati. L’obiettivo non è limitare la visita, ma distribuire meglio i flussi turistici e ridurre l’impatto del traffico su un territorio che continua a rappresentare una risorsa fondamentale per l’economia locale.
L’alternativa del viaggio lento. Accanto alle misure di regolamentazione esiste anche un’altra possibilità: raggiungere Castelluccio a piedi. Tra i tanti percorsi, il Cammino nelle Terre Mutate attraversa molti dei territori segnati dai terremoti dell’Appennino centrale e offre un modo diverso di avvicinarsi agli altipiani.
Un invito a rallentare, osservare e comprendere un paesaggio che è il risultato di una lunga storia fatta di agricoltura, resilienza e ricostruzione. Oggi sono tre i nuclei familiari che abitano stabilmente il borgo, fra cui due giovani che, una volta tornati, hanno riavviato l’attività di vendita di lenticchie.













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