Alessandro Barbero a Pisa racconta “le molte facce di San Francesco”

Lo studio che lo storico torinese ha condotto sui racconti biografici del santo di Assisi svela una figura dinamica e intensamente umana

(Pisa) Nell’elegante sede del Teatro Verdi Pisa si è tenuta il giorno 4 marzo una lectio magistralis dal nome “Le molte facce di San Francesco” dello storico medievista Alessandro Barbero, in occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi. Il Professor Barbero è noto da tempo per la sua attività di divulgatore, in trasmissioni come Superquark e in podcast. Barbero che è anche autore di un recente volume su San Francesco è stato chiamato dall’Università di Pisa per riflettere sulla complessità di una delle figure cardine della cultura cristiana, al contempo personaggio “politico” nella dimensione ecclesiastica del tempo.



La lectio magistralis diventa un’occasione per riflettere sulla personalità caleidoscopica di un uomo che ha influenzato il corso della storia, cambiando la direzione della propria vita. Barbero decide infatti di partire dal racconto dell’episodio che avrebbe determinato la decisione di Francesco di Assisi, agiato rampollo di una famiglia di mercanti, di dedicarsi alla vita spirituale, prima riportando le parole di Francesco stesso, tratte dal Testamentum e poi quelle dei suoi biografi. Il santo diceva di aver scoperto la fede durante un incontro con dei lebbrosi, qui aveva sperimentato la Misericordia di Dio come un’esperienza piena, materiale e spirituale. Nelle opere sulla vita di San Francesco del monaco Tommaso da Celano, l’episodio sembra assumere connotazioni parzialmente diverse, così il Memoriale, redatto circa a metà del XIII secolo, riporta che l’incontro avvenne con un solo lebbroso, in realtà una rivelazione divina. Sarà successivamente San Bonaventura di Bagnoregio nella Legenda Maior a qualificare quell’apparizione come Gesù stesso, sulla base di un passo biblico del profeta Isaia.

Questa carrellata di passaggi storici da l’idea dell’evoluzione del racconto biografico di San Francesco fatto dai posteri. Barbero mette in luce come si sia cercato, nei decenni successivi alla morte, di valorizzare l’idea di perfezione del santo, mettendo da parte le contraddizioni e i dubbi tipicamente umani, così tralasciando la diffidenza di San Francesco per l’intellettualismo, capace di allontanare dai disagi degli ultimi della terra e per il denaro, di valore assimilabile al letame.

Elementi che per la Chiesa costituivano pilastri del proprio sistema di potere. Si sa che gli agiografi erano chiamati a guidare la fede del lettore non a fare cronaca, come è altresì vero che questo modus narrandi rappresenta un problema per lo storico contemporaneo, in cerca di fatti, afferma il professore. Come rispondere al quesito sull’autentica natura di San Francesco? In sostanza, parafrasando il celebre passaggio manzoniano, Francesco, chi era costui? (n.d.r.).

È a questo punto che Barbero confessa che una verità sola non c’è, così come è difficile ricondurre San Francesco ad un’immagine unitaria e statica. Centrale è la sua essenza umana che, come tutte e tutti noi ha attraversato un percorso di crescita e formazione, non rimanendo mai uguale a sé stessa. Ne deriva che una rilettura in ottica dinamica di un personaggio così cronologicamente distante da noi potrebbe farci scoprire molto sulla nostra coscienza contemporanea, tanto individuale quanto collettiva.

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