Bologna Città 30, dopo la bocciatura da parte del Tar il Comune ci riprova
(Bologna) È di questi giorni la conferma da parte della Giunta comunale che si è ormai vicinissimi al secondo tentativo per Bologna Città 30, il discusso disegno urbanistico per migliorare la sicurezza in una città particolarmente gravata dai numerosi morti per incidenti. Prosegue così il piano messo in campo dal Comune che prevede l’imposizione dei 30 chilometri orari come limite di velocità massima su quasi tutta la rete stradale, con l’eccezione di alcune arterie particolarmente importanti e ad alto scorrimento.
Il disegno originale. Nato nel 2019 da una petizione di cittadini stanchi del rischio continuo, Bologna Città 30 ha visto la luce concretamente a inizio 2024, dopo una serie di lavori di adeguamento del tessuto urbano e della segnaletica. Il biennio 2024-2025 è stato dunque il banco di prova di queste misure, da subito molto criticate da parte della cittadinanza. Anche il Ministro dei Trasporti Matteo Salvini si era espresso avversando l’iniziativa, contestando la natura ideologica delle decisioni e accennando al rischio paralisi che avrebbe comportato per il tessuto produttivo cittadino.
Forte di un’implementazione rapida e decisa delle nuove regole, già dai primi mesi in realtà la città aveva risposto in maniera sensibile alle novità, anche in seguito a un’intensificazione dell’attività della Polizia Locale operante controlli sul territorio con autovelox mobili, sia a campione che in zone ritenute critiche, come via Azzurra. Proprio questa è stata una delle zone da cui erano partiti appelli anche in seguito ad alcuni incidenti gravi, in cui furono investite diverse persone e una perse la vita, provocando grande agitazione e sconforto tra i residenti. In diverse occasioni gruppi anche numerosi di cittadini hanno organizzato presidi su attraversamenti pedonali, costringendo gli automobilisti a rallentare e prestare particolare attenzione. In occasione dell’ultima protesta il 26 gennaio hanno presenziato lo stesso sindaco Lepore e l’assessore Campaniello, a sostegno delle rimostranze e della necessità di proseguire con il progetto.
I dati ’24-25.Necessità confermata dai dati raccolti nel corso del primo biennio in cui la nuova normativa è entrata in funzione. Nel report del Comune di Bologna i risultati del 2025 confermano quasi in ogni campo quelli ottenuti nel 2024 con lievi differenze. Rispetto a prima si è visto un progresso sostanziale in i parametri della sicurezza stradale. A partire dalla riduzione di morti sulla strada (- 38%), degli incidenti (- 13%, – 22% per quelli gravi da “codice rosso“), dei feriti (circa – 5%), del traffico (- 9%) e dell’inquinamento(- 24%) fino ad arrivare all’aumento del traffico di biciclette (+ 19%) e del bike sharing (+1oo%, raddoppiato in due anni). Le parole dello stesso Campaniello coronano queste conquiste: “Possiamo confermare che questa misura funziona (…) e questo in controtendenza con quanto sta accadendo in tutte le altre grandi città italiane. Abbiamo bisogno di più Città 30 per raggiungere l’obiettivo fissato dall’Europa per il 2050 di zero morti sulle strade. Non abbiamo bisogno di fare passi indietro. (…) Chi dovesse pensare che con la sentenza del Tar si fermi il progetto non ha presenti i dati precedenti”.
Le opposizioni e la decisione del Tar. Non mancano come sempre le voci dissenzienti. Oltre a Salvini, nella stessa direzione si sono espressi Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di FdI, Alberto Zanni, candidato sindaco di “Una nuova Bologna”, che promette una volta eletto di abolire una misura che rischierebbe di congestionare ancora di più la città già piena di cantieri e anche Mario Sorbi, responsabile regionale del Dipartimento Mobilità e Sicurezza stradale di FdI, per il quale “Città 30 è morta il giorno stesso in cui è stata organizzata“.
Il Tar, dal canto suo, dopo aver accolto il ricorso di due tassisti che protestavano per i tempi di percorrenza allungati, il minor numero di corse e il mancato guadagno, si era espresso con una sentenza in data 20 gennaio 2026. Questa ha annullato il Piano particolareggiato del traffico urbano e le ordinanze istitutive delle zone a velocità ridotta: il nodo sta nel fatto che il Comune avrebbe creato una zona 30 di natura generalizzata, quando i limiti di velocità dovrebbero essere specifici via per via.
Il nuovo piano aggiornato. Nonostante la bocciatura del Tar, l’Amministrazione ha impugnato la sentenza e proceduto a sviluppare un nuovo Piano particolareggiato, che detterà i limiti strada per strada. Proprio questo piano sembra ormai essere pronto per l’attuazione: come già si leggeva sul comunicato stampa del 21 gennaio scorso, “nelle prossime settimane saranno ultimate le schede di dettaglio ed ulteriormente vagliate alla luce dei criteri sottolineati dalla sentenza del Tar. Al termine di tale revisione, l’amministrazione emetterà i nuovi atti istitutivi della Città 30, recependo le indicazioni del Tar, che chiariscono elementi utili alla modalità di redazione di tali atti“.







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