La Regione stanzia fondi poliennali per la riabilitazione e il Comune s’impegna nell’impresa
(Inviato Cittadino)
(Perugia) La chiamano ludopatia, con termine greco-romano. Ludus è infatti il gioco (anche quello innocente dei bambini), mentre “patìa” deriva dal greco pàthos che sta per malattia/disturbo. Insomma è ludopatico chi gioca in maniera ossessiva, forsennata e, immancabilmente, perdente.
I ludopatici “normali”. Capita di vedere dal tabaccaio, o in una delle rare edicole di giornali che sopravvivono, gente che gratta spasmodicamente le schede dei giochi. Spesso pensionati, persone di modesta estrazione, avanti in età. Nell’aleatoria, improbabilissima speranza di effettuare una vincita risolutrice col gratta e vinci. Sono più di quanto si pensi. Sperperano più denaro di quanto comunemente si creda. Speranza graffiata, sogni in volo… E gli esercizi che vendono questi giochi esibiscono cartelli che parlano di vincite colossali effettuate presso di loro. Insomma: l’inganno si perpetua.

Le famigerate macchinette mangiasoldi sono un’altra fonte di sicura rimessa, in quanto programmate per restituire solo una minima parte delle quote incassate. C’è stato un periodo in cui andavano di moda, prosperavano e mandavano in rovina intere famiglie. Ancora in auge.
Tentare di vincere con la paura del tilt. C’era una volta il flipper e poi la macchinetta Skill game che prometteva soldi ma che, alla minima forzatura di irreggimentare la pallina, andava in tilt e poneva fine alle speranze di vincita.
Poi le sale scommesse e, addirittura, il periodo breve e (in)glorioso del Bingo (tombola) anche a Perugia. Si scommette su tutto: corse sportive (ciclismo, auto,…), sport di tutti i generi, calcio, corse di cavalli. Tutto quello che fa fregatura e rimessa certa. Oggi, alle sale vere e proprie si preferisce il percorso online. Che non fa meno danni. E che, malauguratamente, si può praticare stando (s)comodamente a casa propria.
Addirittura i Comuni hanno emanato norme per regolamentare la distanza da luoghi di aggregazione sensibili, come scuole, parrocchie, centri sociali.
C’erano una volta il poker e le carte in generale, la roulette e tanto altro. Un tempo ci si rovinava al tavolo da gioco, con carte, poker e perfino scopa (famoso il film “Lo scopone scientifico”, 1972, con Alberto Sordi, Silvana Mangano e – udite udite! – Bette Davis). Il cinema è denso di questo tema, penso a Pupi Avati (“Regalo di Natale”, 1986 e il suo seguito “La rivincita di Natale”, 2004). Negli Stati Uniti i dadi, il Black jack e tanto altro.

In àmbito letterario impossibile non citare “Il giocatore”, celebre romanzo dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij, una delle sue opere più personali e intense, scritta in appena 26 giorni sotto forte pressione economica. Dostoevskij aveva infatti contratto debiti a causa della sua dipendenza dal gioco d’azzardo e accettò una sfida con l’editore per scrivere il libro in un mese, pena la perdita dei diritti sulle sue opere future
Insomma, ci si può rovinare in tanti modi. Ognuno sceglie la pazzia, diciamo meglio l’alienazione che gli è più congeniale e che crea una dipendenza difficile da rimuovere, come, peggio di una droga.
Il nuovo piano attuativo per la prevenzione, cura e riabilitazione da gioco d’azzardo prevede interventi da finanziare con risorse residue di diverse annualità, integrate con altre di recente assegnate dalla Regione, per un ammontare complessivo di 227.831 euro.
Iniziative già realizzate o in atto. Tra le ultime, si ricorda l’evento “Prevenzione, una scommessa tutta da vincere! Sport: gioco, non azzardo”, ospitato dal Family Hub di via Diaz lo scorso giugno.
Restano ancora dei fondi disponibili. Ci sono risorse utilizzabili nella misura di 168mila euro, per realizzare nuove attività di prevenzione e sensibilizzazione rivolte a specifici target, nonché destinate ad attività di inclusione sociale.
Prevenire, educare, con interventi di risocializzazione (il giocatore spesso è solo e abbandonato alla sua dipendenza), informare per formare, sostenere in senso socio-economico (non dare soldi da giocare, ma denari in aiuto alle famiglie impoverite), aiutare e rigenerare la persone mettendola in carico al servizio specialistico con l’obiettivo di avviare percorsi di reinserimento sociale.
Rieducare a una vita improntata a valori ed etica non è uno scherzo. Né un gioco!













Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.