Daniele Mattioli, da Foligno all’universo mondo, (per)seguendo… obiettivi [video]

Inseguire sogni e segni con la digitale in spalla e l’Umbria nel cuore

(Inviato Cittadino)

(Perugia) Tanti progetti in testa, una vocazione incomprimibile alla narrazione per immagini di luoghi e persone. Per essere “obiettivo”, senza rinunciare alla creatività, filtrando mondi attraverso l’obiettivo della macchina fotografica.  Dalla Città della Quintana a Vienna, da Sydney a Shangai, instancabile globe trotter dell’Orbe terraqueo. 

Fotografo e antropologo. La sua cassetta degli attrezzi al servizio di una persuasa narrazione di ambienti e personaggi. Tanto che al suo ruolo si attaglia la definizione di antropologo. Di irriducibile viaggiatore che non si stanca di effigiare ambienti e working world declinati nella varietà e molteplicità di modi e mode.

L’umano sempre al centro del suo racconto. Sia che effigi artisti, anche lattati dall’italico Stivale (Giovanni Allevi, Mario Monicelli), o personaggi di un sempre rinnovato “altrove”, Daniele pare ispirarsi al brocardo agostiniano “in interiore homine habitat veritas”. Andare “oltre”, a cercare nello sguardo “speculum animae” le ragioni dello stare al mondo di artisti e gente comune, di umili operai o prestigiosi manager d’azienda.

La donna. Nel ritratto, uno spazio notevole è dedicato all’universo femminile. Quello che Mao, il Grande Timoniere, definiva “l’altra metà del cielo”. Forse perché Mattioli intercetta nella donna quella capacità dazionale, la forza generativa che apre al mondo e alla vita le future generazioni.

Si direbbe che Mattioli, all’insegna del detto socratico “so di non sapere” voglia scoprire, e riferirci, cosa resta sotto la banale superficie delle persone e delle cose. Andare, insomma, oltre le spesso ingannevoli apparenze.

I suoi lavori industriali, la fotografia editoriale sono sempre epifanici, disvelatori, rivelatori. Lo sanno bene i committenti di rango (New York Times, National Geographic, Newsweek), Società o privati, che di lui si fidano e a lui si affidano.

Una curiosità che è la molla del suo agire. Ma, oltre la committenza, è sempre la socratica curiosità lo sprone che lo induce e lo guida nella sua ricerca. Che non è mai un adagiarsi sulla competenza tecnica, sulle certezze del già acquisito, ma un percorso conoscitivo inarrestabile. Il “so di non sapere” come precondizione necessaria alla voglia di scoprire.

Il suo “Chinoiserie – Shanghai 2000’s” non è solo la raffinata diegesi di una metropoli in crescita, ma racconta la Shanghai negli anni della sua evoluzione: una città di 30 milioni di persone, coinvolta e travolta  nell’incredibile sviluppo economico e industriale che ha trasformato la Cina. E Mattioli non ha bisogno della seduzione del colore, ma spesso si affida alla forza suggestiva del bianco e nero, fino a convincerci di trovarci di fronte a immagini d’antan.

Un Caravaggio dei nostri giorni. Un artista che rende giustizia alla definizione etimologia di FOTO-GRAFIA, ovvero scrittura-narrazione per immagini attraverso la luce. Perché solo con la luce riesce a dare alla luce figure e mondi. Anche, e forse, soprattutto interiori. 

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