Incrocio tra via XIV Settembre, via delle Conce e via del Mercato Coperto: torna a nuova vita l’orologio capitiniano di CAZZOTTO

Realizzato nel 2019 alla rotatoria Miles Davis, “Due minuti mezzanotte” rinasce per mano dell’autore Francesco Capponi e dei suoi amici

(Inviato Cittadino)

(Perugia) Galleria Kennedy, lato Tribunale, ex Officina Elettrica. Siamo alla rotatoria dedicata a Miles Davis (1926–1991), leggendario trombettista e icona del jazz mondiale. Un’intitolazione suggerita dalla Fondazione Umbria Jazz, a conferma del  profondo legame che unisce  Perugia e la musica jazz. 

In memoria del primo nome del Bacio perugina. Un grande orologio, opera realizzata nel quadro dell’esperimento artistico dal nome suggestivo di CAZZOTTO. Si trattò di  una sperimentazione di arte diffusa, ideata nel 2017 dagli artisti Simona Frillici e Giassi Piagentini. Il brand richiama il primo nome del celebre Bacio Perugina, che si chiamava appunto “Cazzotto” per la sua forma simile a un pugno. Il progetto era nato con l’intento di dare una “scossa” alla città, troppo spesso percepita come rivolta al passato e poco attenta alle dinamiche artistiche del presente.

Innovazione nella fruizione dell’arte. Prodotti non convenzionali, rompendo gli schemi classici dell’esposizione museale. Ma anche esperimento partecipativo e provocatorio, nel senso che gli artisti intendevano provocare una reazione, cercare il coinvolgimento diretto dei cittadini e dei passanti. Insomma: un affettuoso “pugno” che è anche un gesto d’amore verso la città, come il cioccolato che ne costituisce un elemento storico e identitario.

Francesco aveva realizzato un grande orologio che richiamava quello del Palazzo dei Priori. Ma la particolarità consisteva nel fatto che era visto da dentro, da dove c’è adesso la sala capitiniana. Ricordando che Aldo Capitini era il figlio del custode e lui stesso era capace di far suonare le ore del campanone. 

Il doppio pregio di quell’opera: nascondere e rivelare. Una funzione importante fu quella di celare la lunga galleria, fradicia di umidità, che adduceva all’ascensore in uscita di fronte all’attuale Biblioteca degli Arconi. L’ascensore fu dismesso ma quel percorso gridava vendetta.

La seconda funzione, strettamente artistico-filosofica, fu quella di evocare il pensiero di Aldo Capitini, la nonviolenza, la compresenza, il potere dal basso, l’omnicrazia, l’apertura. Insomma: gli elementi connotativi e denotativi di un pensiero partito da Perugia e diffuso nell’universo mondo pacifista. 

Quell’opera “Due minuti mezzanotte” restaurata con l’aiuto di artisti amici, fu realizzata in carta attaccata al supporto, ma era ormai divenuta illeggibile. Strappi, lacune, menomazioni la rendevano irriconoscibile. Da qui l’esigenza di restituirla a dignità.

All’opera un gruppo di artisti che aiutano Francesco.  Si chiamano Agnese, Meri, Josè, Emanuela. Con pennelli e colori stanno lavorando da ieri nel tardo pomeriggio. Chi integra, chi ritaglia carta per realizzare le scritte delle parole-guida capitiniane (nonviolenza, rivoluzione, ambiente…). In memoria dell’epigrafe che Walter Binni volle sulla tomba dell’amico: “Religioso laico, Rivoluzionario nonviolento”, sintesi potente e profondamente evocativa del pensiero e dell’azione capitiniani. 

Stavolta il prodotto durerà perché la pittura avviene direttamente sulle tavole di truciolato. Francesco aggiunge anche particolari di valore simbolico, come una barca che consentirà di navigare nel mare alto del pensiero capitiniano.

Nella giornata odierna, l’opera completata e integrata sarà visibile da chiunque passi per la rotatoria Miles Davis, jazzista che amò la città del Grifo. Ricordiamo che nel 1985 suonò allo Stadio Renato Curi. In un gesto sorprendente per un artista solitamente riservato, Miles scese dal palco con la sua tromba rossa e suonò tra il pubblico, creando un momento magico e irripetibile. Poi nel  1987 tornò a Perugia per un altro concerto allo Stadio Curi. Infine, nel 1989, al Giardino del Frontone, Davis regalò uno dei concerti più emozionanti della sua carriera. Ecco perché questo connubio Davis-Capitini ci pare particolarmente azzeccato. Perché ciò che vale… non muore.

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