Pubblicata da SIP e ACP, la guida per una pediatria inclusiva ha suscitato critiche, interrogazioni e un confronto ancora aperto
Il 15 giugno la Società Italiana di Pediatria (SIP) e l’Associazione Culturale Pediatri (ACP) hanno pubblicato “Oltre lo sguardo”, la prima guida pediatrica italiana su identità di genere, orientamento sessuale e omogenitorialità nei percorsi di cura. Presentata nell’ambito dell’81° Congresso Italiano di Pediatria, offre a pediatri, genitori ed educatori strumenti per accogliere bambini, adolescenti e famiglie nel rispetto delle diverse esperienze e configurazioni familiari.
Le adesioni contrarie crescono. Il fronte critico è eterogeneo ma numeroso. Il 22 luglio un gruppo di professionisti sanitari ha inviato a SIP e ACP il documento “Primum non nocere: la scienza oltre lo sguardo”, una critica meticolosa della guida che, ad oggi, conta oltre 1400 sottoscrizioni, di cui circa 560 tra medici, psicologi e altri professionisti.
Parallelamente, Pro Vita & Famiglia ha lanciato una petizione per il ritiro della guida che ha superato le 42mila firme, accompagnata da un presidio di protesta davanti alla sede SIP a Roma.
I punti più contestati riguardano l’approccio affermativo nell’accompagnamento dei minori, il riconoscimento sociale dell’identità di genere prima della pubertà, i riferimenti a nomi, pronomi e carriera alias, oltre alla selezione delle fonti bibliografiche citate. SIP e ACP sostengono che il ruolo del pediatra sia ascoltare senza pregiudizi e coinvolgere, se necessario, professionisti competenti, senza anticipare l’esito del percorso. I critici temono invece che l’approccio affermativo, applicato ai bambini più piccoli, rischi di trasformarsi in una forma di indirizzo prima che lo sviluppo si sia completato.
Il confronto approda nella politica e nelle istituzioni. A metà luglio la vicenda arriva in Parlamento con alcune interrogazioni al ministro della Salute Orazio Schillaci. Il 13 luglio interviene anche la Garante per l’infanzia Marina Terragni, che definisce “impensabile” una transizione sociale a tre anni e chiede un più ampio dibattito scientifico. Il riferimento è al caso descritto nella guida di una bambina di tre anni con varianza di genere: tuttavia, la carriera alias, nel racconto, viene attivata solo all’ingresso alla scuola primaria, non nella prima infanzia. Una distinzione che non elimina le obiezioni di merito, ma che si segnala per correttezza.
Il 27 luglio SIP e ACP rispondono con una lettera indirizzata proprio alla Garante e un documento tecnico di approfondimento, ribadendo che la guida è uno strumento informativo e formativo, non una linea guida clinico-terapeutica: non contiene protocolli farmacologici né raccomandazioni su trattamenti ormonali o chirurgici, materia che in Italia resta di competenza del tavolo tecnico istituito presso il Ministero della Salute.
Cosa dicono le linee guida internazionali. Il quadro internazionale è più composito di quanto il dibattito italiano lasci intendere. Nel 2019 l’OMS ha spostato, con l’ICD-11 (in vigore dal 2022), l’incongruenza di genere fuori dai disturbi mentali, includendola tra le condizioni relative alla salute sessuale. Gli Standards of Care della WPATH adottano un approccio affermativo, ma alcuni sistemi sanitari nazionali — Regno Unito, Svezia, Finlandia — hanno negli ultimi anni rivisto le proprie linee guida verso una maggiore cautela nei trattamenti medici ai minori, pur mantenendo un approccio non giudicante sul piano relazionale. L‘Istituto Superiore di Sanità, dal canto suo, si è finora limitato a fornire indicazioni sulla comunicazione tra personale sanitario e pazienti LGBT, senza esprimersi sui protocolli clinici.
Si tratta quindi di documenti diversi per natura, funzione e ambito geografico: una classificazione diagnostica internazionale, standard professionali di un’associazione di settore, revisioni nazionali di singoli sistemi sanitari.
Una discussione ancora aperta. “Oltre lo sguardo” non è stata ritirata e le obiezioni non sono state archiviate. Ma la vicenda ha portato al centro del dibattito pubblico un tema a lungo marginalizzato in Italia, aprendo un confronto tra società scientifiche, istituzioni, politici e luoghi di cura.
Non è detto che si arrivi una posizione condivisa a breve. Ma discuterne, alla luce delle evidenze disponibili, resta comunque un passo necessario. Come affermano i presidenti di SIP e ACP, una società scientifica non può sottrarsi ai temi difficili soltanto perché suscitano divisioni: “accoglienza e prudenza non sono principi contrapposti, ma parti della stessa responsabilità di cura”.













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