Il Presidente Giani ha dichiarato lo stato di emergenza a causa dell’incendio boschivo che ha interessato il nord-ovest della regione
(Pisa) lunedì 4 maggio il Presidente della Regione Toscana ha proclamato lo stato di emergenza regionale a causa di un violento incendio boschivo che, tra martedì 28 aprile e giovedì 30 aprile ha colpito duramente il territorio di confine tra le province di Lucca e Pisa. Il fuoco si è diffuso nell’area del Monte Faeta, oasi naturalistica del nord ovest toscano, alle cui pendici si trovano alcuni centri abitati come Asciano, comune di San Giuliano Terme. Proprio in questa frazione l’incendio ha distrutto l’abitazione di Tommaso Nozzolini, vigile del fuoco che ha partecipato alle operazioni di spegnimento.
La causa del rogo sarebbe da imputare ad un falò acceso per disfarsi di alcuni sterpi da due persone che, però, non avrebbero sorvegliato sul fuoco, provocando il disastro. Il vento avrebbe contribuito, inoltre, alla propagazione che ha dissestato prima il versante lucchese e poi quello pisano del monte. Così racconta un’abitante che ha assistito alle prime conseguenze del rogo : “sapevamo dell’incendio sul versante lucchese da mercoledì, mentre le fiamme ad Asciano sono diventate molto visibili da giovedì. Nel tardo pomeriggio di quel giorno soffiava molto vento e il fumo è diventato davvero invadente, rendendo l’aria molto pesante”.
Nel corso della settimana scorsa si sono svolte le operazioni di spegnimento ma si tratta ancora di una situazione instabile anche a causa del meteo avverso, ragione per cui è stata diramata allerta arancione nelle aree colpite che ora sarebbero maggiormente soggette a rischio idrogeologico. I residenti ascoltati riportano che le operazioni di contenimento condotte dagli elicotteri e dai Canadair sono state messe a dura prova dal vento. Il Presidente Giani, vista la situazione, è intenzionato a chiedere lo stato di emergenza nazionale.

Foto di Laura Gigliotti
Non si tratta del primo caso di incendio in questo territorio. Nel settembre del 2018, infatti, la provincia di Pisa aveva conosciuto un altro devastante incendio, precisamente sul Monte Serra e il centro abitato più colpito era stato Calci dove ha sede il Museo di Storia Naturale della Certosa di Calci. I dati raccolti sul sito del Ministero dell’Interno registravano ai primi di ottobre 1000 ettari di bosco andati in fiamme con un significativo impatto ambientale. Oggi si aggiungono le conseguenze derivanti dalla devastazione sul Monte Faeta. Le fonti consultate riportano 700 ettari di bosco distrutti. Il punto critico è che questi sono destinati a rimanere numeri che tra qualche settimana saranno già archiviati nella memoria di chi legge, mentre continueranno a pesare per anni sulle spalle di chi abita i territori colpiti. Oltre ai danni immediati, come l’allontanamento degli abitanti dalla zona più esposta e la contaminazione dell’aria, uliveti e terreni a ridosso del monte hanno subito gravi devastazioni. Per fortuna i residenti sono potuti rientrare nelle loro case già venerdì, ma il territorio da cui sono circondati non è più lo stesso. “Gli ascianesi sono molto legati a questi monti e hanno vissuto tutto l’incendio con grande dispiacere” dice un membro appartenente alla comunità di Asciano. Non di secondaria importanza, una riflessione relativa al legame tra territorio e identità della popolazione residente, così che ogni ferita dal primo riportato è una ferita nella storia e nella cultura delle persone che lo abitano. Resta come nota positiva, la grande solidarietà tra gli abitanti nella fase di evacuazione, che si è tradotta qualche giorno più tardi nell’avvio di una raccolta fondi molto partecipata per il vigile Nozzolini.

L’incendio boschivo non rappresenta solo la perdita di patrimonio forestale secolare, ma diventa un problema di sicurezza per le comunità residenti, laddove meno alberi, si traduce con maggiore probabilità di frane e smottamenti. E allora si teme che, per ogni precipitazione anomala o evento atmosferico di grandi proporzioni, possa seguire un reale pericolo di salvaguardia della propria abitazione, se non conseguenze più drammatiche che ci si limita ad evocare, senza fare allarmismo, piuttosto per generare un utile spunto di riflessione.
Laura Gigliotti












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